Un drone ha rivelato la situazione all'interno della cupola. Funaro: "Servono 20mila euro entro il 20 dicembre" Allarme crolli al Tempio ebraico di via Farini, che rischia di dover chiudere al pubblico parte dell'aula centrale se non troverà subito i soldi per i restauri. Già due anni fa si erano staccati alcuni pezzi di legno delle 16 roste (le grate in legno che decorano le monofore delle cupola) e del rosone centrale dello splendido edificio in stile orientaleggiante inaugurato nel 1882, cuore pulsante della Comunità ebraica fiorentina. Ma una ben peggiore diagnosi è quella appena effettuata all'interno della cupola dal drone inviato a monitorarne da vicino, a 35 metri di altezza, lo stato di salute. Altri pezzi di legno « sono a rischio caduta e anche il cornicione alla base della cupola ha bisogno di interventi immediati, da finire entro gennaio e di cui abbiamo già chiesto un'autorizzazione urgente alla sovrintendenza » , spiega l'architetto Renzo Funaro, presidente dell'Opera del Tempio ebraico di Firenze, che domenica scorsa ha convocato in tutta fretta gli iscritti all'Opera ( di cui fanno parte anche architetti ed esperti di restauro) e l'intera Comunità, presente il rabbino Amedeo Spagnoletto, per mostrare il video con le immagini del drone. E lanciato l'sos: « Servono 20 mila euro entro il 20 dicembre per partire, ed altri 30 per completare i lavori», ha avvertito, « l'alternativa è chiudere una parte del Tempio per evitare il distacco di altri pezzi e non mettere a rischio l'incolumità di frequentatori e turisti » . Eventualità, purtroppo, tutt'altro che remota, visto il precedente Santa Croce, dove lo scorso ottobre un turista è morto colpito da un pezzo di pietra caduto da 30 metri, e che, nota Funaro, «ci ha appunto spinto, per il sopralluogo di quest'anno, a utilizzare il drone». Il fatto è che la Comunità di via Farini, da sola, non può sostenere la spesa, pure più contenuta rispetto all'ipotesi iniziale di un restauro con ponteggi a 70 mila euro, che avrebbe obbligato oltretutto ad una chiusura del tempio per tutto il ( lungo) periodo dei lavori. Molto meno costoso sarebbe invece il ricorso agli ' acrobati' dei monumenti, come quelli già attivi sulla Cupola del Duomo, che nel giro di una settimana dieci giorni sarebbero in grado di smontare gli infissi e il rosone, portarli al laboratorio di restauro, e poi rimontarli nel giro di un'altra settimana poco più. Il Tempio, in questo modo, verrebbe chiuso soltanto nelle brevi fasi di smontaggio e rimontaggio, restando attivo anche nell'intervallo fra le due. «Anche se ridotta, però, la spesa resta al di fuori della portata della Comunità » , spiega Funaro, che ha già scritto alla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e a varie fondazioni americane, che in passato hanno già dato una mano ma i cui tempi di erogazione sono molto lunghi. Da qui l'appello lanciato « sia alla stessa Comunità, che alla città nel suo insieme, privati, imprese, enti pubblici, perché ci aiutino come possono e il prima possibile».
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Maria Cristina Carratù
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