«Volevamo regalare un restauro alla Sicilia, ma ci hanno sbattuto la porta in faccia » . È una mecenate milanese di origini trapanesi la protagonista di un " gran rifiuto" nell'Isola dei beni culturali da salvare. Sabrina Zuccalà è l'amministratrice di una società che utilizza le nanotecnologie anche per la protezione di monumenti e chiese; un'azienda italiana impegnata da 20 anni in tutto il mondo. L'imprenditrice ha pensato di mettere a disposizione del patrimonio culturale isolano le sue competenze e maestranze. E di farlo, dunque, gratis. «Ci siamo resi conto che la Sicilia è sempre più tristemente ricca di monumenti in degrado dice Sabrina Zuccalà e, analizzando il patrimonio a rischio, da San Giovanni degli Eremiti alle Cave di Cusa di Selinunte, abbiamo pensato di dare il nostro contributo concreto alla regione. Da qui l'idea di adottare un bene » . Dopo un esame dei monumenti in oblio, la scelta della società 4Ward360 Nanotechnology è caduta su Caltabellotta, nell'Agrigentino, cittadina famosa per la pace qui siglata nel 1302 al termine dei Vespri siciliani. E, in particolare, sulla facciata della maestosa cattedrale per la cui valorizzazione la società è pronta a regalare un intervento da 25 mila euro. « Una decisione supportata anche dall'analisi di Raymond Bondin, ambasciatore emerito Unesco ed esperto mondiale di beni culturali, con cui abbiamo parlato del patrimonio siciliano ammalorato prosegue l'imprenditrice milanese Pensavamo di poter offrire un regalo che sarebbe stato senz'altro ben accettato. Ma ci siamo sbagliati». Gli esperti della società di Milano hanno lavorato, tra gli altri, al Duomo di Milano, al " Carlo Felice" di Genova e al restauro del Pugile bronzeo delle Terme di Diocleziano. « Abbiamo pensato di ridare lustro alla facciata della cattedrale di Caltabellotta aggiunge Sabrina Zuccalà attraverso un intervento capace di garantirne pulizia e sicurezza per almeno dieci anni. La cittadina è bellissima e, giustamente, ambisce a essere inserita nella lista Unesco, anche per questo avremmo voluto aiutarla. Ma la nostra proposta si è scontrata con un continuo rimpallo di responsabilità: dagli uffici dell'amministrazione comunale a quelli della Soprintendenza, dagli assessori al sindaco, poi alla Curia. Una lunga serie di richieste, autorizzazioni e delucidazioni; tante, troppe telefonate e, infine, il silenzio. Alla nostra proposta non è stata data alcuna risposta». La prima istanza un mese fa è stata fatta all'amministrazione comunale inviandola all'attenzione del sindaco di Caltabellotta, Paolo Segreto, il quale ha risposto all'imprenditrice dopo 15 giorni di rivolgersi all'assessora comunale ai Lavori pubblici, Anna Augello, la quale, a sua volta, dopo pochi giorni ha dirottato la richiesta alla Diocesi. Da qui il passaggio alla Soprintendenza di Agrigento che, ancora, ha rimandato l'istanza alla Curia e, in particolare, all'ufficio preposto ai beni culturali. " Un'odissea burocratica", commenta Zuccalà. Nel rimpallo delle responsabilità, la Curia di Agrigento ha l'ultima parola. E dice "no, grazie". « Questo intervento non serve afferma don Giuseppe Pontillo, direttore dell'ufficio diocesano Beni culturali, arte sacra ed edilizia di culto della diocesi agrigentina Almeno non adesso. Avviarlo sarebbe come dare un'aspirina a qualcuno che non è malato » . L'imprenditrice milanese storce il naso. «La mia proposta resta valida e se non dovesse andar bene per Caltabellotta potrebbe essere a disposizione di altri monumenti vista anche la difficoltà di reperire fondi pubblici. Però dobbiamo riuscire a dialogare con le istituzioni » . E sciorina i dati ufficializzati a Palermo al termine del summit sul patrimonio culturale in degrado ricordando come siano tanti, troppi i siti in abbandono e in pericolo. Come evidenzia Marco Zeppa, responsabile tecnico della società, «l'azione delle nanotecnologie sui beni culturali avviene con trattamenti invisibili che durano notevolmente di più rispetto a qualsiasi trattamento » . Una panacea, dunque, per alcuni tra i monumenti siciliani da salvare. « Visto che la Regione non ha i soldi per farlo conclude l'imprenditrice noi vorremmo in qualche modo aiutare, metterci a disposizione. Ma, a quanto pare, alla Sicilia non interessa proteggere il suo patrimonio, nemmeno gratis».