È nata a metà del XIV come centro monastico dei Certosini, sostituiti nel 1958 dai Cistercensi. Ma l'era degli ordini di clausura sembra ormai alle spalle della Certosa del Galluzzo, pronta a passare, per la prima volta nella sua lunga storia, ad una gestione decisamente più aperta al mondo. Tempo pochi giorni, e il 14 dicembre l'arcivescovo Giuseppe Betori, dopo averla ricevuta in concessione dal Demanio, affiderà la chiave del complesso alla Comunità di San Leolino, società di vita apostolica composta da laici e religiosi che dal 1986 ha sede nella Pieve di San Leolino a Panzano in Chianti, nota per la sua attività spirituale ispirata al Concilio Vaticano II e per la particolare attenzione alle istanze culturali contemporanee. Una comunità viva e dialogante, insomma, che si propone non solo di riportare in funzione un complesso sotto utilizzato, ma soprattutto di riavvicinarlo alla " città" in senso lato, cioè alla società e al mondo, da cui è rimasto troppo a lungo separato. Il programma di rilancio è intenso e già pronto nelle sue linee- base: «La Certosa diventerà un luogo dinamico e aperto, di accoglienza, animazione spirituale, studio e ricerca, una vera Città dello Spirito, ma dotata anche di una proposta culturale a largo raggio, capace di parlare a tutti» spiega don Alessandro Andreini, uno dei membri della Comunità di San Leolino ( 8 in tutto, 4 religiosi e 4 laici, metà dei quali resteranno a Panzano). D'ora in poi, insomma, si 'salirà' sull'antico Montacuto del Galluzzo non soltanto per visitare il Museo e la Chiesa, la pinacoteca con gli affreschi del Pontormo e il Palazzo Acciaiuoli, i chiostri e le antiche celle dei frati, ma anche per partecipare a eventi culturali e convegni ( il primo, già in calendario, sulla poetessa Margherita Guidacci), incontri di formazione e giornate di studio, visitare mostre, incontrare guide spirituali, consultare libri, o magari trascorrere qualche giorno in meditazione. « Oggi c'è un enorme bisogno di coscienza critica e di capacità di lettura di fenomeni complessi, e il rapporto fra Vangelo e cultura promuove e potenzia ogni aspetto dell'essere umano», spiega il superiore di San Leolino Carmelo Mezzasalma, sottolineando come tipico della società apostolica «l'incontro con le persone, con la molteplicità delle loro culture e delle loro fedi, e soprattutto con i non credenti, oltre le distinzioni fra chi è consacrato e chi no, e coinvolgendo il più possibile i laici». Il lavoro da fare è tanto, « ma siamo pronti, affiancati dai molti amici e frequentatori già a disposizione » , dice don Andreini. Fra i tanti interventi, sono previsti (in stretto rapporto con la soprintendenza, cui il Demanio ha affidato la tutela del complesso e che a breve avvierà il restauro del Palazzo Acciaiuoli) il recupero di alcuni spazi monumentali da tempo chiusi o non agibili, come la Cripta e l'appartamento dei Papi Pio VI e Pio VII, la realizzazione di nuovi bagni per il museo e di un ascensore per i disabili, e, grazie anche a un accordo con gli Amici dei Musei, il rilancio delle visite, da tempo ridotte al lumicino, con un aumento dei percorsi, orari più lunghi, e personale qualificato. In agenda è anche la ristrutturazione dell'ala già adibita dai Cistercensi a foresteria, da destinare ad una Casa per ferie dove alloggiare « le moltissime persone », dice don Mezzasalma, «che si prevede arrivino anche alla Certosa, come già a San Leolino, da ogni parte d'Italia». Il progetto prevede inoltre la riapertura della grande biblioteca, da cui i monaci hanno portato via tutti i libri, ma che sarà presto arricchita da due straordinarie donazioni appena ottenute dalla Comunità: quella del fondo librario ( oggi custodito dalla Società internazionale per lo studio del medioevo latino, Sismel) appartenuto a don Baget Bozzo, il sacerdote e teologo scomparso nel 2009 noto per il suo controverso impegno in politica, e quella della biblioteca del grande filosofo e storico delle religioni Elémire Zolla. E non solo: siccome per gestire al meglio la 'nuova' Certosa serviranno soldi, la Comunità ha già in previsione la ricerca di fondi tramite sponsor privati, campagne di fundraising, la partecipazione all'Art Bonus, e accordi con operatori turistici qualificati perché promuovano la Certosa nelle loro visite. Senza disdegnare il rilancio dell'attività commerciale, in primis dei tradizionali distillati (un tempo) dei monaci.