Un piano per mettere in salvo le opere d'arte in caso di alluvioni e altre emergenze idrogeologiche. 51 anni dopo l'Acqua granda del 4 novembre 1966, sette anni dopo l'alluvione di Vicenza e l'esondazione del fiume Bacchiglione, arriva il protocollo d'intesa per la messa in sicurezza dei beni culturali. Firmato ieri mattina a palazzo Balbi, sede della giunta regionale, dalla Prefettura, Regione, Comune e dai principali e musei ed enti culturali della città. Non una dichiarazione di intenti, ma un impegno scritto per rendere operativa nell'emergenza, la salvaguardia delle opere. È passato mezzo secolo, ma il ricordo dei quadri e delle opere d'arte, dei libri della Biblioteca Marciana rovinati per sempre dall'acqua alta è ancora nitido. Allora ai danni della marea si sommarono quelli della nafta, fuoriuscita dai serbatoi ai piani terra. «Non è solo una dichiarazione, ma un'iniziativa che concretamente stabilisce cosa si deve fare e chi la deve fare», ha detto l'assessore alla Cultura della Regione Cristiano Corazzari, «per mettere in sicurezza i nostri innumerevoli beni culturali, un patrimonio che abbiamo il dovere di difendere e di valorizzare». Iniziativa avviata dalla prefettura di Venezia dopo l'alluvione del 2010. Allora l'Ufficio del governo, sulla base delle direttive del Ministero dell'Interno sulla tutela dei beni architettonici e paesaggistici legate alla valutazione del rischio idrogeologico, aveva messo in piedi un tavolo di lavoro fra gli Enti detentori di beni culturali e istituzioni preposte alla loro tutela. Primo punto, la mappatura delle opere custodite all'interno dei confini della Città Metropolitana, e in particolare nella città storica. Obiettivo finale, la messa a punto di un sistema di allertamento in grado di mettere in salvo le opere d'arte in caso di calamità naturali di natura idrogeologica. Dunque, alluvioni, esondazioni di fiumi, acque alte eccezionali. Il documento di 15 pagine prevede, all'articolo 8 gli «impegni specifici dei soggetti interessati». Dunque, prefettura, regione, Segretariato regionale del ministero dei beni culturali come coordinamento. Le soprintendenze archeologiche di Venezia e del veneto dovranno aggiornare il loro Piano di emergenza e mettere a disposizione eventuali spazi per il ricovero temporaneo di beni culturali garantendone la vigilanza. Un Piano di intervento è affidato anche alla Soprintendenza archivistica e al Polo Museale, alla Biblioteca Marciana e alle Gallerie dell'Accademia. Che metteranno a disposizione in caso di necessità anche il salone della Scuola vecchia delle Misericordia. Il Comune infine si impegna a potenziare il sistema di protezione civile e a mantenere continuamente aggiornati gli scenari di rischio idraulico che possono interessare il territorio. La Curia si impegna a collaborare alla mappatura degli edifici di proprietà di enti ecclesiastici che conservano beni culturali insieme alla procuratoria di San marco. «Non è un accordo sulla carta», commenta il sindaco Luigi Brugnaro, «ma un vero e proprio protocollo operativo, che individua cosa deve essere fatto, e chi lo deve fare, in caso di emergenze naturali. Credo sia un esempio da trasferire anche in altre città italiane».
La Nuova Venezia
8 Dicembre 2017
VENEZIA-Opere d'arte al sicuro in caso d'alluvione
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Alberto Vitucci
La Nuova Venezia
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Bene culturale
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