Mentre gli scavi di Pompei continuano a restituire brani di vita quotidiana fermati nel lapillo di duemila anni fa, e la città moderna cerca, con molta lentezza, di costruire una propria identità, c'è chi pensa bene di sfruttare quel nome evocativo di antichità e arte per un'operazione commerciale. Se ci fosse bisogno di una rappresentazione plastica della incomunicabilità tra tessuto imprenditoriale e patrimonio culturale ai piedi del Vesuvio, non si potrebbe trovare di meglio della vicenda del megastore "Maximall Pompeii" previsto a Torre Annunziata. Che sembra spuntato dal nulla, proprio mentre i Comuni dell'area di tutela del sito Unesco di Pompei, Ercolano e Oplontis dovrebbero produrre il Piano strategico di rilancio dell'area, coordinati dall'Unità "Grande Pompei" del generale Luigi Curatoli. Il sindaco di Pompei, Pietro Amitrano, e il direttore del Parco archeologico, Massimo Osanna, si rivolgono ai giudici per impedire al centro commerciale di usare il marchio Pompei. Sarebbe ora che i sindaci, tutti, decidessero di investire in cultura. E fossero più attenti a quanto accade loro intorno. Antonio Ferrara