Duecentotrenta eventi, un numero notevole. Per rispondere all'accusa di portare Torino a una mesta decrescita, la giunta Appendino annuncia un lungo calendario di iniziative. Nell'elenco, ovviamente, c'è di tutto: dal Salone del Libro al «Fish and chips film festival», pudicamente definito nel programma «una finestra sulla cinematografia di genere». Quel genere di cinematografia in cui la trama è spesso secondaria e che viene consumata su internet a tarda ora. In realtà i 230 eventi annunciati sono sostanzialmente identici a quelli di routine delle amministrazioni precedenti. Anche il festival del Jazz, attaccato in campagna elettorale come il vezzo decadente dei ricchi, è rientrato in cartellone dopo un anno di purgatorio. Resta il coprifuoco di Capodanno cui forse la sindaca porrà rimedio con un annuncio martedì. Manca invece l'entusiasmo, mancano le grandi mostre e gli eventi di richiamo internazionale. Fino a quando l'eccellente sistema dei musei torinesi sarà in grado di reggere da solo il compito di attrarre a Torino i turisti di tutto il mondo?