Per celebrare i novant'anni dell'inizio della campagna di scavo a Ercolano dell'archeologo Amedeo Maiuri, che trasformò la città antica in un museo a cielo aperto, è stata inaugurata la seconda tappa della mostra-percorso "Maiuri Pop-up Scavare". «Piccole finestre aperte sulla storia, simili a quelle che spuntano sullo schermo di un computer durante la navigazione su Internet», commenta Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, dove ambientazioni e spazi antichi dialogano con il mondo contemporaneo grazie all'apporto di artisti come Michele Iodice, che ha ricreato nella bottega di Eunomus lo studio di Maiuri. A caratterizzare il percorso è un fil rouge che rappresenta la figura dell'archeologo e il suo lavoro a Ercolano. «Il risultato è un nuovo approccio che prevede la possibilità per i visitatori di scegliere mini-itinerari tematici», continua Sirano, annunciando una serie di laboratori e incontri fino ad aprile. «Anche l'americana Katherine Huber firmerà uno dei prossimi interventi allestitivi», aggiunge Sirano. Durante la giornata è stato presentato il libro "Ercolano: 1927-1961. L'impresa archeologica di Amedeo Maiuri e l'esperimento della città museo", che offre uno straordinario repertorio di oltre 130 immagini, per la maggior parte inedite. A curare il volume per la casa editrice L'Erma di Bretschneider sono gli archeologi Domenico Camardo e Mario Notomista, che da anni lavorano nel sito vesuviano con l'Herculaneum Conservation Project, sostenuto dalla fondazione Packard.