«Le Molinette rappresentano un tema importante non solo per l'area, ma per l'intera città. Per questo è fondamentale parlarne dentro l'Università: perché ci vogliono esperienze di grande respiro, non basta l'archistar». La soprintendente Luisa Papotti entra nel dibattito sul futuro dell'ospedale, a dieci anni dal taglio del nastro per il nuovo Parco della salute. È questo il primo ambito di discussione sulle trasformazioni di Torino intrapreso dal Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico, attraverso il laboratorio di progetto con gli studenti coordinato dal professor Giovanni Durbiano. Un'iniziativa portata avanti con Repubblica Torino, che avrà un primo momento di confronto pubblico mercoledì prossimo dalle 17.30 al Castello del Valentino, per poi aprirsi nei prossimo mesi ad altri argomenti. Soprintendente, che cosa rappresentano le Molinette per Torino? «Sono il cardine, assieme al Lingotto, dell'espansione verso sud ovest, al di fuori della cinta daziaria. Ogni allargamento della città ha avuto il suo ospedale: quello di Castellamonte verso il Po ha portato il San Giovanni Vecchio, a fine Settecento sono nati verso nord il San Luigi Gonzaga di Talucchi, ora Archivio di Stato, e il "Manicomio" di via Giulio. Proprio durante le fasi di ampliamento il settore pubblico veniva in aiuto, sopperendo alle carenze delle zone meno edificate con la costruzione degli ospedali, oltre tutto di grande qualità». Sono tali anche le Molinette? «Non sono da meno degli altri, nate da un progetto modernista e Luisa Papotti, laureata in Architettura al Politecnico di Torino, è la soprintendente alle Belle arti e al Paesaggio per il Comune e la Provincia. Interviene sullo studio per un futuro delle Molinette degli studenti del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico post eclettico firmato dagli ingegneri Eugenio Mollino, padre di Carlo, e Michele Bongioanni e ispirato alle città giardino del nord Europa. Vedo con favore il lavoro fatto con gli studenti del Dipartimento, cercando di immaginare con largo anticipo quali possibilità ci saranno per l'area, tenendo conto però di un fatto». Quale? «Le Molinette, in quanto complesso con oltre settant'anni di età, sono tutelate dalla Soprintendenza: ma per noi hanno valore le parti storiche, con i diciannove grandi padiglioni legati da corridoi su due livelli e le testimonianze di scienza medica, come alcune aule. Per il resto saremo di manica più larga e si potrà intervenire». Alcune visioni sono già state espresse: dalla creazione di una zona verde al carcere, dalla continuità con la funzione sanitaria al nuovo tipo di residenze. Lei per che cosa opta? «Guardi, è importante non perdere il link con il nuovo Parco della salute, che starà tra l'altro nello stesso quadrante, di cui fanno parte anche il Lingotto e Italia '61, quest'ultimo un altro punto interrogativo. Per il resto, di tutte le proposte fatte, la più calzante da un punto di vista della resa economica, ma anche quella che mi piace meno, è il carcere». E per quanto riguarda le ipotesi di residenze? «Lo studio ha previsto residenze di tipo collettivo. Una società che invecchia come la nostra ha bisogno di strutture attrezzate, secondo modelli già affermati all'estero: ovvero micro unità con spazi comuni accoglienti per anziani, ma anche per studenti. È un'ipotesi interessante anche perché ci sarebbe una continuità con l'asse fluviale, dove esiste già una serie di grandi spazi, che potrebbero essere usati come strutture ricettive, anche per il turismo. Non mi dispiacerebbe nemmeno l'idea del parco che entra nella struttura e si collega con il fiume, ancora secondo il tema della città giardino inglese». Che cosa consiglierebbe in questa fase della ricerca? «Consiglierei di rendere istituzionale questo tavolo promosso da Repubblica, facendo partecipare anche i cittadini residenti. E di rafforzare i possibili link con il Parco della salute».