Nessun mecenate per le casermette francesi: servirebbero 8 milioni per i restauri ma la raccolta fondi a un anno dall'apertura del bando è ancora a quota zero L'Art bonus decolla a Venezia ma a Mestre resta ancora un sogno. Basta andare a vedere i dati delle elargizioni dei privati, che in cambio di una agevolazione fiscale, incentivano il mecenatismo culturale, per accorgersi che Mestre e Venezia, stesso Comune, in fatto di investimenti privati viaggiano a due velocità decisamente differenti. L'esempio lampante è quello delle Casermette francesi di Forte Marghera, che la Fondazione Forte Marghera guidata da Cesare Castelli, ex commissario della Provincia, ha inserito tra gli interventi da sostenere con l'Art bonus. Servono 8 milioni e 345 mila euro per recuperare questi edifici ma nessuno finora si è fatto avanti e stando all'aggiornamento del 9 novembre, questo progetto resta a quota zero in fatto di elargizioni private. Un tonfo nell'acqua nell'indifferenza generale. Da quasi un anno è aperta la raccolta fondi, senza alcun risultato. Altri progetti veneziani, dal recupero del complesso di San Giorgio Maggiore ai Giardini Reali o le attività della Fondazione Fenice, in centro storico, godono invece del sostegno di privati, aziende, singoli facoltosi mecenati pronti ad investire. Il Veneto è secondo dopo la Lombardia, nella classifica dell'Art bonus resa nota pochi giorni fa dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Pare difficile comprendere i motivi di questo disinteresse per il forte «gioiello» del Campo trincerato mestrino. Forte Marghera è diventato la sede della "movida" estiva cittadina. Ci sono progetti di collegamento con un ponte al Campus universitario di via Torino, vicino al Vega e alla sede degli industriali. Ma se si tratta di finanziarne la rinascita, i portafogli restano chiusi. Forse anche per scarsa conoscenza della opportunità. Come spiega la scheda progetto, le casermette francesi di Forte Marghera, autentici edifici icona dell'area ed esempi di costruzioni militari ottocentesche. Sono in uno stato di degrado avanzato: la copertura in coppi è ricoperta di vegetazione infestante cresciuta al punto di sembrare alberi. L'obiettivo è di intervenire per recuperare la terrazza antica e le strutture degli edifici: i solai lignei non sono più esistenti o sono crollati e vanno realizzati anche gli impianti di smaltimento delle acque ed i serramenti oltre alla pavimentazione che oggi è in terra battuta. Lasciarli come sono oggi, significa condannarli a nuovi crolli, nel tempo.