Consegnati ieri al Mibact i premi Institutional Art Awards. IntesaSanpaolo riconosciuta mecenate del XXI secolo per l'ampiezza e la qualità delle iniziative artistiche a livello mondiale. E anche il programma Rivelazioni di Piazza Affari rientra tra i premiati ROMA - I mecenati del XXI secolo hanno il volto di banchieri, imprenditori illuminati, ma anche di istituzioni, come Borsa italiana, Poste e delle Fondazioni. Delle banche si sa, da sempre hanno finanziato il mondo dell'arte. Ma certo l'Art bonus, introdotto dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, gli ha offerto una marcia in più. E ieri in molti sono stati insigniti con un premio prestigioso, l'Institutional Arts Awards, che valorizza e promuovere le eccellenze del mecenatismo aziendale. Una iniziativa cui hanno partecipato 80 aziende e 20 istituzioni, da 18 nazioni diverse e in 4 continenti. Un riconoscimento andato ai grandi finanziatori come IntesaSanpaolo, riconosciuta mecenate del XXI secolo per l'ampiezza e la qualità delle iniziative artistiche che non hanno eguali nel mondo. C'è anche Fondazione Tim, Fca, Enel, Generali e Poste italiane, quest'ultima per i murales che hanno impreziosito 20 uffici postali in Italia. Premiato anche il Gruppo Hera per il waste art, oggetti artistici ricavati dai rifiuti e ora esposti in mostre itineranti in giro per il Paese. Debuttante al premio anche Borsa italiana, che con il progetto Rivelazioni, avvicina investitori e imprese ai musei, con una sorta di road show, in cui Borsa italiana fa da trait d'union. I nuovi mecenati sono stati ricevuti prima dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e poi ospiti al Mibact dal ministro della Cultura Dario Franceschini, che ha ricordato come «le detrazioni fiscali sulle donazioni abbiano reso possibile l'interazione pubblico- privato. Un percorso dal quale spero, vadano come vadano le elezioni, che non si torni indietro». Ma cosa fa realmente Borsa Italiana per promuovere l'arte? Nel 2015 ha dato il via a un'iniziativa di sistema dedicata proprio al mondo dell'arte. E' un progetto di mecenatismo diffuso e di partnership tra privati e istituzioni culturali, che prevede un accordo con alcuni dei principali musei d'Italia. L'obiettivo è il restauro di opere di pregio, spesso conservate nei depositi, magari tra muffe e umidità. Una volta restaurate vengono poi esposte nuovamente. Tornano non solo a respirare, ma a nutrire la cultura del territorio. A sceglierle sono i direttori dei musei che poi le propongono a Borsa italiana, che si assume il compito di promuoverle presso la comunità imprenditoriale e finanziaria, in modo da raccogliere le risorse destinate al restauro. Un meccanismo che prevede che ciascun mecenate "adotti" un'opera che verrà poi "rivelata" nuovamente al pubblico. Come tirare fuori una foto dalla cassapanca della nonna, dove giaceva sbiadita da anni. Solo che i quadri in questione non sono ricordi di famiglia, ma opere che poi finiranno nei musei. Rivelazioni è alla seconda edizione e altre sono in programma nei prossimi mesi: la prima s'è conclusa con successo con la Pinacoteca di Brera. La seconda è ancora in corso, con le Gallerie dell'Accademia di Venezia, che hanno selezionato otto opere per il restauro. C'è anche un piccolo catalogo con le foto delle opere e l'entità della donazione richiesta, con offerte singole che vanno dai 5mila euro in su. Per tre di queste opere, tutti dipinti, Borsa Italiana ha già individuato i mecenati. Si tratta di Tecno srl, che ha finanziato il restauro di "San Domenico che istituisce il Rosario", Save Spa, grazie alla cui donazione sarà recuperato "Pitagora filosofo" di Pietro Longhi e Lyxor ETF, che ha scelto il quadro della pittrice Giulia Lama "Giuditta e Oloferne". I restauri delle tre opere inizieranno a breve e saranno conclusi nel 2018. Una delle chiavi di successo dell'iniziativa è la "valorizzazione". Non si tratta infatti solo di restaurare e conservare opere d'arte, ma anche di farle "vivere", dando la possibilità alle aziende che le restaurano di organizzare attività che diano visibilità, valore e importanza al restauro. Farle appunto rivivere nei territori dove sono nate. Un debutto, quello della Borsa nell'arte, che dà anche un po' il senso dei tempi mutati.