Libere riproduzioni con mezzo proprio: appello degli utenti dell'Archivio di Stato di Palermo al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dal 29 agosto, con l'entrata in vigore della L. 1242017, gli studiosi hanno finalmente la possibilità di fotografare liberamente volumi storici e documenti per fini culturali, nel rispetto della privacy e del diritto d'autore. Un traguardo storico, atteso da anni nel mondo della ricerca, che riguarda tutte le biblioteche e gli archivi pubblici, con la significativa eccezione a quanto sembra - dell'archivio di Stato di Palermo, dove questo diritto continua ad essere pervicacemente negato: mentre altrove le fotografie con mezzo proprio sono libere, qui invece sono ancora vincolate a una formale richiesta di autorizzazione preventiva da parte dell'utente, che per di più viene sistematicamente rigettata dal direttore per presunte ragioni di tutela, anche se gli stessi documenti da riprodurre sono ordinariamente maneggiati nel corso della consultazione. In sala studio è persino proibito estrarre uno smartphone, e chi intende ottenere una riproduzione è costretto rivolgersi, a pagamento, al servizio interno di riproduzione, con tutti i disagi a tutti noti prima dell'entrata in vigore della legge. Nel comunicato del direttore dell'Archivio di Stato di Palermo dello scorso 28 settembre (http:www.archiviodistatodipalermo.itfilesdocumentifile1506694136CDS20n201620.pdf) la necessità dell'autorizzazione viene giustificata rivendicando la natura contestuale del documento archivistico, come se quest'ultima fosse un carattere estraneo alle altre tipologie di beni culturali già liberamente riproducibili (un documento è parte di un fascicoloseriefondo, al pari di una tela conservata in un museo, la quale, per essere inquadrata storicamente, non può non essere messa in relazione con il contesto architettonico di provenienza, ma anche sociale, economico e culturale di produzione); premesso che il rispetto della legge dovrebbe prescindere da qualsiasi personale opinione nel merito di essa, non si vede come fotografie eseguite per facilitare la trascrizione di un testo manoscritto possano di per sé mettere in discussione le sopra citate "specificità" del documento archivistico, tanto più che il fenomeno della libera riproduzione con mezzo proprio sta al contrario diventando la norma nella maggior parte degli archivi e delle biblioteche del mondo. Più grave è invece che il comunicato ignori la realtà oggettiva delle modifiche normative: se infatti si parte dall'errato presupposto che "resta immodificato il testo del comma 3 bis del suddetto art. 108 (sic!)", si trascura che è proprio sul comma 3 bis dell'art. 108 che ha agito l'emendamento responsabile dell'estensione del nuovo regime di libera riproduzione ai beni bibliografici e archivistici. Un fraintendimento evidente, che comporta la mancata attuazione del diritto vigente paradossalmente da parte di chi dovrebbe farsi tutore del rispetto dei diritti dei cittadini! Fortunatamente la ratio del legislatore è chiara al punto da impedire qualsiasi interpretazione tendenziosa e da sostituirsi alle norme che in precedenza limitavano la riproduzione negli archivi di Stato (lex posterior derogat priori): se per legge la fotografia è libera, è chiaro che essa non solo deve rimanere gratuita, ma anche esente da qualsiasi richiesta di autorizzazione, come si legge a chiare lettere nel dossier che accompagna la legge sulla concorrenza, la quale ha appunto esteso "le ipotesi in cui la stessa non necessita di autorizzazione e ampliando i casi in cui non è dovuto alcun canone" (http:www.senato.itservicePDFPDFServerBGT01029805.pdf) e come era stato ribadito dal Consiglio Superiore Mibact nella mozione del 16 maggio 2016. Gli utenti dell'archivio di Stato di Palermo, a seguito di una petizione indirizzata al direttore in data 11 settembre e di numerose altre segnalazioni inviate al Ministero, chiedono ora l'intervento risolutore del Ministro affinché sia riconosciuto anche in questo istituto il fermo rispetto della legge, ponendo fine a una prassi che annulla gli effetti positivi della liberalizzazione, discriminando inutilmente gli utenti palermitani rispetto a quelli che frequentano gli archivi di Stato presenti nel resto d'Italia, e che già godono dei benefici di questa importante riforma. Palermo, 17112017 Gli utenti dell'Archivio di Stato di Palermo Angelo Mannelli (Ricercatore indipendente) Francesco Lo Piccolo (Docente) Alberto Mannino (Ricercatore Indipendente) Giuseppa Miceli (Studioso) Lucia Vincenti (Studiosa) Bruno De Marco (Ricercatore) Marco Grosso (Ricercatore) Davide Alessandra (Studente) Alessandro Lo Piccolo (Docente) Paola Scibilia (Impiegato) Giovanna Masi (Studentessa) Matteo Di Figlia (Ricercatore) Enrico Isidoro Guida (Studente) Claudio Gino Li Chiavi (Studente) Gabriele Guadagna (Dottorando) Giovanni Mendola (Docente) Giuseppe Sole (Studioso) Baldassare Cuda (Ricercatore indipendente)