La Vergine con il seno scoperto nell'atto di porgerlo al Bambinello che non c'è più. Lui è rimasto sepolto nelle macerie della chiesa di Sant'Agata a Grisciano di Accumoli. Lei, superba anche con le braccia vuote, ora è esposta al Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano per la mostra «Rinascite. Opere d'arte salvate dal sisma di Amatrice ed Accumoli». Trentaquattro opere, tra dipinti, sculture, suppellettili, provenienti da chiese e monasteri che raccontano il patrimonio di quelle terre ferite. Opere salvate dalla distruzione grazie al lavoro dei vigili del fuoco e dei soccorritori, che diventano loro stessi parte della mostra attraverso le foto scattate da Paolo Rosselli. «Il terremoto distrugge in pochi momenti anni di storia e di memoria - spiega l'architetto Stefano Boeri, responsabile dell'allestimento -. Da quel momento è difficile ripartire. Affidarsi alle opere d'arte è uno dei modi per essere consapevoli della storia del nostro paese. Per questo abbiamo provato a usare le opere come macchina del tempo, raccontano la storia passata in raffronto alle foto, raccontano un presente difficile da accettare». L'esposizione che si apre oggi è l'occasione per rilanciare il Museo nazionale romano, nato nel 1889 e scrigno di uno dei più straordinari patrimoni artistici d'Italia. Per questo motivo il ministro Dario Franceschini annuncia il grande progetto Terme di Diocleziano: grazie a un finanziamento statale di 10 milioni di euro sarà possibile ricucire le due aree (divise a fine Ottocento da via Cernaia), collegando le Olearie Papali e l'Aula Ottagona, meglio nota come Planetario, utilizzando anche passaggi sotterranei. «Non voglio dare delle indicazioni operative perché naturalmente si tratta di un tema di confronto - puntualizza il ministro - tra Stato e Comune. Via Cernaia tra l'altro ha una strada parallela che potrebbe servire alla viabilità e che consentirebbe di ricomporre tutta questa area archeologica davvero unica al mondo, davanti alla stazione Termini. Ci sono varie ipotesi ma non sono io che devo dirlo. Visto che è una strada a traffico urbano il tema va discusso civilmente con il Campidoglio». Per Daniela Porro, direttrice del Museo Nazionale romano: «La prima azione è quella di dare una visione armonica per valorizzare le collezioni: il museo deve tornare a essere percepito come uno spazio aperto, simbolica in questo senso è l'apertura del maestoso portale di Palazzo Massimo su piazza dei Cinquecento dove già campeggia il nuovo logo del Museo».