Le battaglie si vincono con la tenacia, cercando di convincere chi la pensa diversamente. «Repetita iuvant», insomma, ma non a Firenze, dove su alcune delle ultime scelte di Palazzo Vecchio abbiamo più volte espresso un'opinione contraria senza mai ricevere una risposta di merito, ma piuttosto un'irritazione mal trattenuta. Succede nella città in cui l'opposizione si mobilita solo su obiettivi mirati, quasi sempre legati alla ricerca di consenso, mentre la voce di chi a Firenze ci vive viene per forza calamitata dai comitati sorti qua e là e che hanno caratteristiche anche molto diverse tra loro. Ce ne sono alcuni che hanno una coloritura politica più evidente, altri che sono solo l'espressione del disagio di tanti cittadini in cerca di risposte. Qualche volta, più semplicemente, di qualcuno che ascolti. E rappresentarne le motivazioni su un giornale non significa diventare «il giornale dei comitati», come qualcuno si azzarda a dire in Comune, ma fare da piazza (virtuale) delle idee. Con due obiettivi: evitare che nessuno possa accampare alibi («Non era a conoscenza del problema...») e sottrarre ogni motivo di malumore alla strumentalizzazione delle forze politiche che sull'indifferenza delle istituzioni costruiscono le loro fortune. Come si è visto con l'intrusione di CasaPound nella manifestazione civilissima dei residenti che si è tenuta una settimana fa in piazza Indipendenza. Perché ignorare per mesi ogni appello o fare promesse che poi non si realizzano? Un organo di informazione dovrebbe proprio servire a rendere più veloce il rapporto tra chi governa e chi è governato: è l'ABC di quella realtà complicata ma preziosa che si chiama opinione pubblica. Il sale di ogni comunità democratica. Magari, a forza di ripeterlo, lo si capirà anche da queste parti. Quanto al merito, vale la pena ribadire che abbiamo apprezzato moltissimo lo sforzo che il sindaco e la sua giunta stanno facendo per fermare la trasformazione di Firenze in un mangificio, cercando di salvare l'identità di alcune strade del centro e quello che resta della rete dei negozi storici. Così come fa ben sperare l'impegno per ridisegnare la mappa dei mercati e per dare nuove regole al commercio ambulante, oppure la volontà di riavvicinare il corpo della polizia municipale ai fiorentini grazie alla figura del vigile di quartiere, anche se incombe il rischio di trasformarne la figura in un raccoglitore di sfoghi fini a se stessi. Quello che però serve è un'idea complessiva di città, il disegno di una Firenze proiettata nel futuro, la prospettiva di una realtà metropolitana che grazie anche ai vantaggi della tecnologia possa contare su una rete integrata di trasporti, sull'efficienza dei servizi, sulla pluralità delle sue vocazioni. Da difendere e rilanciare. E allora sorprende l'insistenza con cui il sindaco da giorni parla della riqualificazione dell'Oltrarno citando il rifacimento di tante sue strade, a cominciare dal selciato (orribile: rimetteteci le pietre) di piazza de' Nerli e dalla nuova scenografia alberata di piazza del Carmine. Cancellare le buche, rifare le zanelle, ripianare marciapiedi sconnessi è indispensabile, ma non è così che si salverà il quartiere, da San Niccolò a San Gaggio e al Torrino di Santa Rosa. Non basta il belletto. E lo diciamo come residenti che ogni giorno toccano con mano miserie e nobiltà di una Firenze che vuole restare ancora se stessa. Non è il belletto che può ridare ossigeno ai laboratori e alle botteghe, agli artigiani e ai negozianti. L'Oltrarno deve vivere la sua vita di giorno, non ridursi a una quinta teatrale per la movida. E per gli show in bicicletta degli spacciatori che imperversano nelle sue notti. La pedonalizzazione del Carmine senza avere prima costruito un grande parcheggio (lì sotto o in piazza Tasso o a Porta Romana) è stato un errore madornale che ha esasperato esercenti e abitanti. Ora, dopo gli anni del vuoto ben protetto dalla staccionata in stile vecchio ranch (ma la soprintendenza dov'era?) davanti alla basilica dei carmelitani nasce un boschetto. Con panchine. Di notte diventerà una nuova centrale di droga e degrado. Lo vedremo. Ma ancora più sorprendente è stato il no con cui è stata bocciata la proposta di ripristinare subito la Ztl no stop per bloccare l'invasione notturna delle auto in centro, avanzata (coraggiosamente, visti gli interessi in ballo) dall'assessore Giorgetti. Ogni decisione in merito è rinviata a quando entreranno in funzione le nuove tramvie, ha detto il sindaco. Come se la tramvia fosse la nuova frontiera di Firenze, la linea di demarcazione tra passato e futuro. La svolta ci sarà, e sarà vistosa. Ma la tramvia taglia fuori mezza città, dal Campo di Marte a San Frediano e certamente non arriverà in centro né toccherà le zone dello sballo. Di più: la tramvia non è una metropolitana e non arriverà né a Prato né nella Piana, da cui a sera giungono a Firenze migliaia di giovani. Perché allora fare finta di non vedere il delirio e rimandare la sterzata? Perfino i gestori dei locali si sono accorti che la corda è diventata troppo tesa e hanno chiesto più controlli in strada, contro gli abusi di ogni tipo. E invece tira, tira, tira. Come può finire ce lo ricordano i giochi della nostra infanzia.
Corriere della Sera
12 Novembre 2017
FIRENZE - LE RAGIONI DI UN DISSENSO
PA
Paolo Ermini
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
Corriere della Sera · 11 Ott 2009
FIRENZE - IL CAPOLUOGO E L'HINTERLAND - una spelonca assediata
Corriere della Sera · 15 Giu 2010
TOSCANA - Tante foto per battere i barbari del paesaggio
Corriere della Sera · 14 Mar 2012
FIRENZE - Leonardo l'acchiappa sponsor. Il mito e lo sponsor (privato)
Corriere della Sera · 7 Giu 2015
Firenze. Salviamo via Ricasoli
Corriere della Sera · 13 Giu 2015
Firenze. Uno scatto, una frenata
Corriere della Sera · 20 Ago 2015
Firenze. Il coraggio di cambiare
Corriere della Sera · 25 Mag 2016
Il segnale degli Uffizi
Corriere della Sera · 27 Mag 2016
FIRENZE - Multa al direttore degli Uffizi, una vera figuraccia internazionale
Corriere della Sera · 12 Lug 2016
Uffizi. Il solito giochino (nella città dei veti)
Corriere della Sera · 26 Mar 2017
Firenze. Un museo non è un ufficio
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
L'Espresso · 8 Feb 2019
Miracolo a Reggio. Bronzi, la rivincita
Corriere della Sera · 2 Feb 2017
Il privato spauracchio della nostra cultura
Corriere della Sera · 3 Feb 2018
Firenze. Studenti-Guida, l'arte secondo loro
La Stampa · 13 Nov 2015
MILANO-"Basta prestiti, Caravaggio non viaggerà più"
La Stampa · 13 Nov 2015
FIRENZE-Il crocifisso di Chagall vietato agli studenti
Il Tirreno · 14 Nov 2015
TOSCANA - ARGENTARIO. Affondò al Giglio nel 600 a.C., ora rivive al museo
Il Tirreno · 14 Nov 2015
Bufera sulla mostra vietata
Il Tirreno · 14 Nov 2015
Quella struttura è un libro aperto che chiede di voltare pagina
Corriere della Sera · 18 Nov 2015
Firenze. Nazionale, arriva da Modena il nuovo direttore
Corriere della Sera · 17 Nov 2015
Firenze. Prima svolta: il Duomo senza dehors
Corriere della Sera · 19 Nov 2015
Firenze. Privati in Nazionale? Sì, se pagano
Corriere della Sera · 20 Nov 2015
Firenze. Fondi a Opificio e Nazionale. Da Roma l'ultimo via libera
Corriere della Sera · 20 Nov 2015
La cura del Fai. Toscana da salvare
la Repubblica · 18 Nov 2015
FIRENZE - Schmidt protegge Pitti rimette il metal detector Uffizi: uso più rigoroso
la Repubblica · 19 Nov 2015
Tutta un'altra movida così gli archeologi rilanciano S. Lorenzo
la Repubblica · 20 Nov 2015
Arrivano i soldi del Fai per tre "luoghi del cuore" 50mila euro per Calci
la Repubblica · 18 Nov 2015
Stop tendoni fai da te dehors tutti uguali anche in S.Lorenzo
Fonte non specificata · 23 Nov 2015
Storia dell'arte e restauro: una giornata di confronto e dibattito
la Repubblica · 22 Nov 2015
Cinque secoli dedicati agli anziani così l'antico lazzeretto nato nel 1440 è diventato un colosso immobiliare
la Repubblica · 22 Nov 2015
Montedomini vende l'Istituto Demidoff al suo posto case di lusso