Espediente pubblicitario, l'azienda: autorizzati dalla Soprintendenza Una statua di giovane donna alta dodici metri, realizzata in polistirolo su una struttura di tubi innocenti. È la trovata pubblicitaria di un'azienda che oggi «svelerà» altri dettagli sull'intera operazione commerciale. «Tutto autorizzato dalla Soprintendenza», chiarisce la società che cura il marketing. Destino diverso dal «Corno» che non ha ottenuto il via libera. NAPOLI Bastano tre giorni, autorizzati, per un'installazione pubblicitaria sul lungomare della Rotonda Diaz per provocare una valanga di proteste. La trovata che riguarda in contemporanea Napoli, Bari e Milano - e che sarà svelata oggi da aziende leader della moda e delle comunicazioni - piazza nel bel mezzo della Rotonda che ospitò il Natale scorso il "NAlbero", una statua 12 metri di simil-pietra, in realtà polistirolo, con base in ponteggi di ferro coperti, che raffigura una donna. E' «autorizzata dal Comune» che più che mai ha bisogno di fare cassa ed «anche dalla Soprintendenza» da lunedì scorso «quando abbiamo cominciato i lavori» spiega l'azienda leader che preferisce conservare l'effetto sorpresa, raccogliendo intanto, in video, le impressioni dei passanti sulla curiosa "scultura" spuntata dal nulla. Che, come era prevedibile, si tira indietro però anche le proteste di chi, nei mesi scorsi, ha contribuito a far cancellare dai piani del Comune il maxi "Corno" natalizio proposto, sempre alla Rotonda Diaz, dalla ItalStage di Pasquale Aumenta. La Soprintendenza che aveva autorizzato il "NAlbero" Italstage l'anno prima, stavolta ha bocciato il "Corno" e non è finita, il Comune per la maxi installazione 2016 ora contesta con maxi multa una occupazione suolo eccedente rispetto al convenuto e Italstage gli si oppone in tribunale. «Basta polemiche», risponde Aumenta commentando l'autorizzazione pubblicitaria laddove l'hanno negata a lui: «Per me la partita-Napoli è finita, il piano era un progetto all'anno per la mia città, avevo riposto troppa fiducia sulla possibilità di lavorare a casa mia e pazienza, andiamo avanti». Il NAlbero era alto 40 metri, ma già 12 metri di polistirolo contro lo skyline del Golfo sono sufficienti a scatenare ancora una volta professionisti e comitati contro Palazzo Reale (il soprintendente Garella, cercato al telefono senza successo). «Quella statua va rimossa, offende la veduta paesaggistica, sembra il remake del 2012 quando alla Rotonda comparve l'orribile Statua del Cibo di Ferretti che pubblicizzava l'Expo di Milano» scrive al CorrMezz Edvige Nastri di Cittadinanza Attiva: «Pur di raggranellare qualche euro quest'amministrazione è stata capace di scempiare i luoghi più pregiati e vincolati». «Basta coi vampiri della pubblicità, stop alla svendita del territorio» scrive invece il presidente del Comitato Portosalvo, Antonio Pariante: «Dopo già "Monumentando", il "NAlbero" e i finti restauri a Portosalvo opponiamoci ad uno sfruttamento che giova solo ai privati e basta con un sovrintendente asservito alle lobby della pubblicità». «Abbiamo capito fino ad ora che si tratta di un'operazione di guerrilla marketing» dice invece l'architetto Antonella Pane, presidente di Progetto Napoli: «Ci sfugge il "mandante" ma tutto sommato è indifferente. Quello che da cittadini ci chiediamo è se sia legale operare in una zona sottoposta a vincoli paesaggistici seppure, ci auguriamo, in modo temporaneo e se siano state richieste le autorizzazioni non ultima quella della Soprintendenza che pare sempre l'ultima ad essere informata, vedi l'installazione di "O' Purpo" nella fontana di Monteoliveto... perché non è accettabile che per meri interessi economici si "violenti" la città. Da napoletana, contribuente e architetto sarei stufa di questa anarchia istituzionale, che vengano vagliati permessi e pareri e in caso di difformità chi ha sbagliato venga sanzionato». L'incolpevole azienda leader poggia la statua su un vespaio. Ma guarda all'intero settore «strategico», infine, il presidente dell'associazione Brancaccio e del Coordinamento Insieme per Napoli, l'avvocato Gaetano Brancaccio: «Ci lascia sbalorditi questa gestione della pubblicità, Napoli ha una immagine appetibile per le sponsorizzazioni e parliamo di un settore paradossalmente in deficit, che non copre nemmeno i 5 milioni di costi gestione di Napoli Servizi. Tutta l'operazione "Monumentando" è stata esemplare se ci si chiede a chi abbia giovato. La città sembra bloccata su una serie di richieste di permessi elementari ad esempio per il commercio, che poi fa come gli pare, e poi spuntano operazioni blitz ben poco trasparenti o maxi creature sul lungomare. Eppure si avrebbe bisogno di regolamentare questo settore mettendolo a profitto con lo stile e la qualità che la città merita. Gli esempi positivi non mancano. A Parigi la Igp Decaux paga la raccolta differenziata in tutto il centro vendendo la sola pubblicità sui cestini dei rifiuti, a Napoli la stessa Igp Decaux sponsorizza le pensiline delle fermate autobus, una delle poche cose belle che di moderno ha Napoli e non sono costate nulla al Comune. Per il resto si susseguono curiose operazioni blitz e non c'è un piano complessivo...». Il no al mio Corno? Basta polemiche, ma per me la partita a Napoli è finita, guardo oltre
Corriere della Sera
11 Novembre 2017
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NAPOLI - Lungomare, spunta una statua misteriosa
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