NELLA cappella gentilizia («un metro per due») al primo piano di palazzo Pecci Blunt, all'Ara Coeli, nascerà un gabinetto. La proprietà assicura che il luogo di preghiera «non è mai stato consacrato». Eppure i nuovi servizi igienici soppianteranno l'altare, ancora oggi perfettamente centrato alla parete, fiancheggiato da due angeli- cariatidi: ecco dove spunterà una toilette sovrastata dai putti, nel vano decorato con affreschi barocchi. I lavori non sono mai iniziati. Il progetto è stato approvato cinque anni fa dalla Soprintendenza di Stato e prevede una serie di interventi all'edificio tra i più importanti di Roma, rimasto intatto per Seicento anni dinnanzi la scalinata michelangiolesca del Campidoglio. La porzione più pregiata, in vendita su Sotheby's a una base d'asta di 3,5 milioni di euro, è proprio il primo piano. La "fuga" dei saloni (quattro vani) concepita da Giacomo della Porta e impreziosito dalla fascia di affreschi realizzati da Taddeo e Federico Zuccari, fratelli e interpreti di primo piano del Manierismo, verrà spezzata da un separé in vetro per dare vita a due ambienti distinti. Così per la galleria dei paesaggi, con affaccio su via Tribuna di Tor de' Specchi, affrescata nel '600 da Gaspard Dughet, dove nasceranno un secondo bagno e uno spogliatoio. Non poteva certo mancare la cucina. Dove? Nella loggia firmata da Raffaellino da Reggio, nell'ala del palazzo che affaccia sul cortile interno e il relativo colonnato. Opere non ancora realizzate, ma che fanno discutere. Gli interventi sono stati approvati dalla Soprintendenza statale ben prima dell'accorpamento. Alla guida non c'era ancora Francesco Prosperetti, che adesso si sta occupando della questione. Il piano, così concepito, secondo gli esperti dei beni culturali non intacca la natura dell'immobile. Un gioiello costruito nei primi anni del XVI secolo dalla famiglia Albertoni che nel '600 assunse il nome della famiglia papale in estinzione Altieri. Alla fine del Cinquecento passò a Mario Fani che lo fece ristrutturare da Giacomo Della Porta. Nella metà del Seicento diventò la prima residenza a Roma della famiglia di origine senese Ruspoli; quando questa, nel 1745 si trasferì nel palazzo in via del Corso, l'edificio venne venduto ai Malatesta. Sul finire dell'Ottocento, infine, fu acquisito dai Pecci Blunt. Nel 2011 il produttore cinematografico e televisivo Pietro Valsecchi acquisì il piano terra (poi rivenduto) il primo piano (ora in vendita) e il secondo. In Soprintendenza ricostruiscono anche l'iter burocratico che afferisce agli ultimi 15 anni: l'immobile fu frazionato senza autorizzazioni poi riunificato con un progetto approvato proprio dai Beni culturali. Secondo gli esperti architetti il separé non intaccherebbe la struttura dei saloni, perché da realizzarsi in vetro e di un'altezza inferiore a quella dei soffitti: non arriverebbe ai cassettoni. Stesso discorso per il gabinetto nella cappella. L'altare, ravvisano in Soprintendenza, «è una struttura mobile», posizionata lì intorno al 1920, l'epoca alla quale risalirebbero gli affreschi sovrastanti. «Sei anni fa precisa Valsecchi avevo acquistato il palazzo per farne la sede di una fondazione di arte: ma per avere i permessi è passato troppo tempo e ho deciso così di spostare la sede un altro palazzo storico, sempre a Roma». Quindi, venendo meno l'interesse per la fondazione, «a malincuore ho deciso di venderlo aggiunge il produttore chi lo comprerà potrà usufruire di una proprietà già in ordine. Con un progetto studiato dagli esperti del settore e approvato da tutti i tecnici della Soprintendenza statale, che tuttavia potrà anche essere modificato».