STORIE di principi e duchi, di alleanze fragili e mercenari, persino di spedizioni punitive ordite da un vescovo. Storie da alto Medioevo, tutt'altro che remote. Siamo nel sesto secolo e i Longobardi estendono la loro egemonia in Italia, strappando territori al dominio bizantino. Il popolo di Alboino, di Adelchi, di Ermengarda, è protagonista di una grande mostra itinerante, a cura di Federico Marazzi e Gian Pietro Brogiolo, organizzata da "Villaggio Globale International". Al momento l'allestimento è a Pavia: sarà a Napoli, al Museo archeologico nazionale, dal 21 dicembre. E, da aprile 2018, raggiungerà l'Ermitage di San Pietroburgo, prima volta in Russia di un'esposizione dedicata ai Longobardi. In rassegna, oltre 300 reperti, prestati da più di 80 enti, per una panoramica sulle "genti dalle lunghe barbe": dal regno in nord Italia, con capitale Pavia (spazzato via dai Franchi di Carlo Magno nel 774) alla Longobardia Minor nel Sud, tra città federate e ducati come Benevento, Capua e Salerno che perdurarono fino all'undicesimo secolo. «Durante la mostra - spiega Paolo Giulierini, direttore del Mann - queste città parteciperanno attivamente con iniziative e percorsi a tema. È nostra intenzione fare rete sul territorio, trasformando il museo in un aggregatore di cultura, non soltanto per tematiche legate alla storia antica, ma anche per le vicissitudini dei popoli medievali ». Numerosi, infatti, i reperti custoditi nei depositi dell'Archeologico che saranno esposti al pubblico per la prima volta, dopo esser stati esaminati dall'equipe dell'università Suor Orsola Benincasa, guidata dal professore Marazzi. Si aggiungeranno alle collezioni di ori, fibule, anelli e lastre provenienti dalle altre città. Il raffinato artigianato germanico sarà visibile accanto alle epigrafi e ai documenti redatti nella scrittura beneventana. Un esempio è il codice del 1005 sulle Leggi Longobarde, proveniente da Cava de' Tirreni. Se ne potrà ammirare anche uno più antico, contenente l'Editto di re Rotari (del 643), proveniente da San Gallen, in Svizzera. «Raccontiamo prosegue Giulierini - le vicissitudini di un popolo in parte dimenticato. Stiamo lavorando anche a nuove iniziative sulle genti dell'alto Medioevo nel Sud, dai Bizantini (come già avvenuto nella mostra "Napoli, la città e il mare" nel 2010, ndr) ai Normanni". Non solo: «Gli oggetti provenienti dai nostri depositi conclude il direttore - rimarranno esposti in pianta stabile: continuiamo a inseguire l'obiettivo di un museo interamente allestito ». Alle attività si aggiungeranno eventi del Museo del Tesoro di San Gennaro e delle catacombe del santo patrono. Le vicissitudini del vescovo Januarius sono sacre sia per i napoletani che per i Longobardi (che non arrivarono mai a conquistare la città): nel nono secolo il principe Sico ne trafugò i resti, portandoli a Benevento. «Sempre a Napoli - dice Marazzi - il molo San Vincenzo è un retaggio longobardo. Sulla banchina infatti avevano i loro fondaci i monaci dell'abbazia (longobarda) di San Vincenzo al Volturno. L'acquisto avvenne a seguito un saccheggio ordito ai loro danni nell'881 dal vescovo di Napoli Attanasio II per costringerli a portare qui le proprie merci». A proposito di moli: il Mann ha iniziato una collaborazione anche con Msc Crociere, grazie al progetto Obvia (che promuove l'immagine del museo) guidato da Daniela Savy. La presentazione della stessa mostra è avvenuta proprio a bordo della "Meraviglia", nave da 5.000 passeggeri che fa tappa a Napoli da aprile a novembre: «A partire dalla prossima stagione - spiega il direttore marketing Andrea Guanci - attiveremo dei tour guidati al Mann tra le proposte per i nostri clienti».