Il sepolcreto di età medievale, con le sue 408 tombe ritrovate in via Orfeo, è il più grande d'Italia: se ne erano perse le tracce cinque secoli fa DISPOSTE in ordinate file parallele, 408 tombe ebraiche di epoca medievale sono tornate alla luce in un fazzoletto di terra compreso tra via Orfeo, via de' Buttieri, via Borgolocchi e via Santo Stefano. Bologna ritrova così l'antico cimitero di cui si erano perse le tracce, il più grande fino a oggi noto in Italia, il secondo per estensione in Europa. Le cronache passate ci hanno tramandato la violenza con cui nel 1569 le tombe vennero distrutte, lasciando una comunità senza le sue radici e privando, materialmente, la città di un pezzo di storia e di cultura. Fu infatti in quell'anno che, attraverso la bolla "Hebraeorum Gens", papa Pio V donò l'area alle suore di San Pietro Martire con l'ordine di "disseppellire e far trasportare, dove a loro piaccia, i cadaveri, le ossa e gli avanzi dei morti: di togliere affatto, oppure raschiare e cancellare le iscrizioni e altre memorie scolpite nel marmo ». Dopo quasi cinque secoli, quella furia distruttiva è diventata realtà da leggere nei resti emersi durante uno scavo condotto dalla Soprintendenza tra il 2012 e il 2014: 150 tombe manomesse, nessuna traccia delle lapidi, solo le spoglie dei corpi, qualche lembo di vestiario e una sessantina di oggetti tra anelli, collanine e gioielli d'oro, ambra e pietre. Il cimitero è stato ricoperto, le ossa e gli oggetti ora verranno studiati. «Inizialmente abbiamo trovato delle sepolture che si potevano riferire al complesso monacale, ma quando abbiamo visto la disposizione in file parallele, insolite nella pratica cattolica, abbiamo capito che si trattava di un cimitero ebraico spiega Renata Curina della Soprintendenza - Al Museo Medievale sono conservate quattro stele del periodo, le uniche sopravvissute, ma non sapevamo da dove provenissero. Oggi lo abbiamo scoperto». L'evento è di tale portata che è stato annunciato ieri in Cappella Farnese dalle autorità: il sindaco Virginio Merola, il Rabbino capo di Bologna Rav Alberto Sermoneta, il presidente della comunità ebraica Daniele De Paz, il Soprintendente Luigi Malnati, il rettore Francesco Ubertini. «Con la scoperta di questo sito avviamo un progetto di studio che metterà insieme competenze diverse, per certi versi simile a quanto avviene per il Nettuno», ha assicurato il rettore. Infatti il Dipartimento di Scienze biologiche dell'Alma Mater, insieme a studiosi delle Università di Firenze, Cambridge e Dublino, condurrà analisi morfologiche, microbiologiche, molecolari e tomografiche per ricostruire la vita della comunità. Gli archeologi studieranno i materiali che poi, secondo Malnati, potrebbero essere collocati al Museo Ebraico di Bologna. Non rimarrà quindi che dare degna sepoltura alle spoglie e per questo Sermoneta ha chiesto al Comune la possibilità di avere un pezzo di terreno nell'attuale cimitero ebraico, accanto alla Certosa.