Il rapporto di Federculture: cresce il divario tra chi può permettersi libri, cinema e musei e chi resta escluso, una famiglia italiana su tre Spendiamo di più in cultura, andiamo di più al cinema, alle mostre, nei musei, ma in fondo rimaniamo un paese a due velocità: da una parte chi può spendere e dall'altra una fetta cospicua di esclusi dai consumi culturali. Una fetta di popolazione tagliata fuori, che purtroppo è in continua crescita. È quanto emerge dal rapporto annuale Federculture presentato a Roma: nel 2016 gli italiani hanno speso 68,4 miliardi (1,7 sul 2015 quando erano 67,438 e il 7 in più sull'ultimo triennio), con una media di 130 euro al mese a famiglia. Un incremento di 4 miliardi rispetto al 2013, l'anno nero dei consumi. Ma il dato della spesa contiene chiari e scuri. È vero, le famiglie hanno speso di più per il cinema (5), per il teatro (2), per i concerti (7,7 ), per visitare mostre (4) e siti archeologici (5,4), ma a spendere sono sempre gli stessi, chi può permetterselo, mentre il 37,4 degli italiani, una famiglia su tre, non prende parte ad attività culturali di alcun tipo. Una percentuale in crescita, che nelle famiglie a basso reddito raggiunge e supera il 50. E arriva al 70 (i 23 della popolazione) se consideriamo una partecipazione sporadica alla vita culturale. Il che significa che il Paese è spaccato in due. Spiega il direttore di Federculture Claudio Bocci: «I dati ci mettono di fronte a una polarizzazione della spesa culturale. Consumano molto i più abbienti, mentre ci sono fasce di persone completamente escluse. Si tratta di fasce di consumatori più deboli, con redditi inferiori. Il nostro è un Paese pieno di divari, non solo tra fasce di reddito ma anche tra Nord e Sud». Lo squilibrio geografico è l'altro punto dolente. Il Mezzogiorno continua ad essere il fanalino di coda. Se il Trentino Alto Adige è la regione che mostra una maggiore propensione ai consumi culturali (209 euro a famiglia al mese), seguita da Lombardia (177 euro) ed Emilia Romagna (166), in fondo alla classifica ci sono Calabria (62 euro), Basilicata (60) e Molise (59). Anche il successo dell'Art bonus è distribuito male. La legge che garantisce importanti benefici fiscali a chi sponsorizza la cultura, ha portato in tre anni 5400 mecenati a donare più di 170 milioni per la realizzazione di oltre 1100 interventi in favore di musei, monumenti, siti archeologici e fondazioni lirico sinfoniche. Peccato però che ben l'80 dei finanziamenti si fermi a Nord: solo il 2 arriva a Sud e nelle isole. Tra i musei che più festeggiano ci sono i 20 statali dotati di autonomia speciale, che hanno registrato complessivamente 8 milioni di visitatori (16,7) e oltre 31 milioni di introiti lordi (37,7 ). La lettura va male, ma non è una notizia: sapevamo, grazie al rapporto dell'Aie, che la quota di italiani che leggono almeno un libro l'anno è scesa al 40,5 della popolazione. Bassa anche la percentuale dei lettori di ebook: poco più dell'8. Ma che peso ha la Rete nei consumi culturali? Il rapporto, basandosi solo su elementi monetarizzabili, non lo dice. «I Millennials fruiscono della cultura in maniera diversa », dice Bocci. Ma qui dovremmo aprire un altro capitolo: quello del divario digitale tra l'Italia e l'Europa.