CARO direttore, elaborando ed incrociando i dati sui flussi turistici nei nostri territori, mi sono convinto ancora di più che la cultura è l'unico mezzo che può consentire alle nostre città, ai nostri quartieri, alle nostre periferie di uscire dal disagio. Analizzando i numeri, infatti, abbiamo scoperto che a Ercolano - solo considerando i dati fino al mese di ottobre si è già superato di gran lunga il numero di turisti che avevano visitato la città nell'intero 2016. Gli ingressi al Parco archeologico sono aumentati in media del 12 e quest'anno supereranno, o comunque sfioreranno, il traguardo di mezzo milione di visitatori, mentre il Gran Cono del Vesuvio supererà i 600mila ingressi nell'anno solare nonostante il disastro che questa estate ha duramente colpito il parco nazionale. Fin qui, bene bravi bis, ma per la città cosa cambia? Continuando ad analizzare i dati, scopriamo che a Ercolano i posti letto tra hotel e bb oggi sono più che raddoppiati rispetto al 2016, agli uffici comunali continuano ad arrivare richieste di licenza a nuove imprese turistico-ricettive ed è lecito presumere che siano cresciuti anche gli addetti, e di conseguenza i posti di lavoro, connessi a queste attività. Un risultato piccolo, ancor di più nel Sud che avverte duramente il dolore della piaga di una disoccupazione giovanile che tocca il 70, ma che offre un segnale di speranza grazie al suo patrimonio culturale che per troppo tempo è stato considerato più un peso che una risorsa. Voltandomi indietro, rivedo la sfida di Ercolano capitale italiana della cultura. Nel 2015 decidere di puntare a quel titolo fu il mio primo atto da sindaco. Per molti era (ed è) una follia confrontare Ercolano con città-gioiello di arte, organizzazione e servizi, ma era una straordinaria occasione per coinvolgere la nostra popolazione intorno al tema della cultura e, soprattutto, renderla consapevole del nostro inestimabile patrimonio. Da quel momento (2015) gli ingressi negli Scavi archeologici sono cresciuti del 30 e si è triplicato il numero delle attività ricettive presenti in città. Forse questi risultati sono solo il frutto del caso o di una congiuntura positiva, ma io e la mia amministrazione ne siamo orgogliosi. Di sicuro, però, ora abbiamo il dovere di gestire questa crescita e riuscire a spiegare (a chi ancora non lo crede) che la cultura e il turismo sono una risorsa in grado di creare sotto casa il posto di lavoro che tanti cercano lontano. Quest'anno, grazie a un tirocinio organizzato dal Comune con l'Università Orientale, un gruppo di giovani laureati in Lingue ha fatto da guida ai visitatori che sono giunti nella nostra città. Per la prima volta, abbiamo realmente conosciuto i nostri turisti, abbiamo scoperto da dove provengono, dove pernottano, cosa visitano ed abbiamo raccolto le loro considerazioni su Ercolano e i suoi servizi. Migliaia di questionari dai quali stiamo estraendo dati che disegnano l'immagine di un territorio straordinario ma che non ha ancora la piena consapevolezza di esserlo. Già, perché alle critiche verso un sistema di infrastrutture ritenuto insufficiente (soprattutto dai turisti provenienti dal Nord Europa), per esempio, si aggiunge un'offerta commerciale non sempre soddisfacente per le esigenze dei visitatori. Terminata l'elaborazione di questi dati, insieme con le istituzioni e gli operatori del settore, faremo un punto della situazione perché il nostro obiettivo è rendere la città più attraente per residenti e visitatori. Non per guardarci allo specchio e vedere quanto siamo belli, ma perché l'attenzione, l'amore e la cura per il nostro territorio sono l'unica possibilità di crescita che abbiamo. E una città come la nostra, dopo aver pagato per decenni lo scotto di una camorra che ha bloccato ogni progetto di sviluppo, la merita. L'autore è sindaco di Ercolano