LA verità è che siamo sull'orlo del baratro. Appena c'è un problema nei conti pubblici si tagliano i fondi alla cultura, se continua così non potremo più arginare il degrado del nostri tesori d'arte». Rocco Buttiglione lancia l'allarme, ammettendo che agli Uffizi, tra carenze di personale, chiusure per proteste sindacali e file interminabili sotto il sole, la situazione è ormai al limite. E annuncia i rimedi in preparazione al ministero dei Beni culturali: biglietto più caro, apertura prolungata, visite su prenotazione per le comitive, programmazione dei flussi turistici nelle agenzie di viaggio. Il tutto a partire da settembre. Ministro, di chi è la colpa se visitare gli Uffizi è diventato un calvario? «Delle nuove misure antiterrorismo e dei fondi insufficienti. Sono il bilancio all'osso e la sorveglianza antiattentati a creare code e disagi alla Galleria degli Uffizi. Chiedo pazienza ai visitatori di uno dei luoghi simbolo dell'Italia: i controlli al "metal detector" rallentano l'afflusso ma sono indispensabili per garantire la sicurezza delle persone e delle opere». Come mai il caso è esploso proprio nel grande museo fiorentino? «Le nuove misure antiterrorismo sono state adottate prima agli Uffizi che altrove. Adesso, poi, verranno generalizzate ed estese anche al resto d'Italia. Interverremo subito, da settembre, per diminuire al massimo gli incomodi, anche ridistribuendo i turisti sugli altri musei di Firenze, oltreché favorendo il sistema delle visite su prenotazione sperimentato con successo alla Galleria Borghese di Roma. Avere un accompagnatore specializzato serve anche a impedire che la gente passi nelle sale e non veda». C'è un problema di costi? «Certo. La sicurezza ha un prezzo che il già ridottissimo budget della cultura non può sostenere, perciò andrà ridistribuito su altri ministeri, a cominciare da quello dell'Interno. Come faccio a tenere aperti di più i musei e a vigilare meglio, se ho un deficit spaventoso di personale?» La situazione è così drammatica? «Il settore culturale è sotto organico, i sindacati interni boicottano la sorveglianza elettronica per paura di perdere posti di lavoro e, considerata la situazione dei conti pubblici, sono impensabili assunzioni massicce di nuovi addetti. Non ci resta che riqualificare professionalmente i guardiani e puntare sulla mobilità con il travaso di competenze dalla pubblica amministrazione versoi musei». Cosa farà? «Bloccherò ulteriori tagli e chiederò maggiore cooperazione agli enti locali. La valorizzazione del patrimonio artistico è costituzionalmente compito delle Regioni». Intanto, però, ci vogliono tre ore per entrare agli Uffizi... «A Firenze dobbiamo trasformare il male in un bene, accordandoci con i "tour operator". Informeremo i turisti per distribuire meglio i flussi su altri musei splendidi ma poco frequentati. E farò lo stesso nelle altre città d'arte». Dove? «A Roma innanzi tutto. Ha mai visto file davanti Palazzo Altemps o a Palazzo Madama per ammirare Antonello da Messina? Eppure sono posti meravigliosi. Potrei azzerare le file alla Galleria cancellando il limite di 780 visitatori e facendo entrare tutti allo stesso momento come accadeva in passato. Così, però, la sicurezza sarebbe in pericolo e non prenderò una decisione simile». Aumenterà il biglietto d'ingresso agli Uffizi? «E' probabile. Lo stiamo valutando: mi sembra una via utile. L'aumento del prezzo rallenta la domanda. E a chi mi obietta che così la cultura diventa per pochi rispondo che è un modo intelligente e pragmatico per evitare il degrado della struttura e aiutare la gente a fruire meglio del nostro patrimonio. L'uomo vive di pane ma anche di cultura e di arte. In Italia, invece, li si considera beni voluttuari, mentre dobbiamo spendere per valorizzare i nostri tesori». Cosa farà se il suo grido d'allarme resterà inascoltato? «E' chiaro a tutti che la cultura ha assoluto bisogno di un bilancio più elevato. Le mie richieste sono ragionevoli. Finora siamo riusciti ad evitare danni al patrimonio artistico e abbiamo persino aumentato il numero dei siti espositivi. Da qui in avanti però non posso garantire più nulla. Altri tagli e il degrado sarà inarrestabile». Non sarà anche la gestione che va migliorata? «C'è poco da girarci intorno: siamo al limite estremo delle forze. Già prima eravamo in drammatica carenza di ossigeno, adesso le spese per l'adeguamento degli impianti alle norme antiterrorismo ci soffocano del tutto. Siamo obbligati a spendere soldi per la sicurezza senza averli. Da soli non possiamo far fronte a una spesa simile. Il settore culturale paga il conto di bilanci sempre più risicati e di una programmazione errata, costantemente al ribasso. Adesso basta, però, non si può andare avanti in questa maniera. Serve una riflessione di fondo su che tipo di società vogliamo, altrimenti a salvarci dall'abisso non basteranno neppure i capolavori che tutto il mondo ci invidia».