Segretario generale Mibact al deposito di Spoleto col Consiglio superiore, appello della soprintendente Mercalli: «Qui manca 50 organico». Laboratorio restauro a San Salvatore «La sicurezza in relazione alla ricostruzione dei beni culturali e il rispetto dei valori artistici e storici delle singole chiese sono possibili, io ne sono sicura». Così il segretario generale del Mibact, Carla Di Francesco, venerdì al deposito di Spoleto con il Consiglio superiore dello stesso ministero, guidato dal presidente Giuliano Volpe, che ha invece sollecitato «l'istituzione di una struttura organizzativa specifica della Protezione civile nazionale per il patrimonio storico culturale ». Dal magazzino di Santo Chiodo, dove dal 24 agosto 2016 sono stati progressivamente trasferiti oltre 5.400 tra dipinti, cornici, sculture, crocifissi e molto altro, si è alzato anche l'appello della soprintendente Marica Mercalli: «Siamo sotto organico del 50 per cento: faccio solo un esempio, dei sei archeologi previsti ne ho soltanto due, abbiamo bisogno di rinforzi, soprattutto in questa fase». CINQUEMILA OPERE FERITE: INFOGRAFICA Deposito di Spoleto convince tutti Nell'ospedale delle opere ferite la delegazione del Mibact, oltre a toccare con mano il mastodontico lavoro di recupero del patrimonio culturale, ha incontrato il personale dell'Opificio di Firenze e dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro (Iscr), che stanno eseguendo gli interventi di messa in sicurezza delle opere danneggiate e di catalogazione delle macerie, mentre i restauri delle opere sono avvenuti all'Opificio: «Il deposito di Santo Chiodo ha ribadito pure il presidente Volpe è una scelta corretta, peraltro connessa con due realtà prestigiose come l'Opificio e l'Iscr. Bene naturalmente le aperture del deposito, che permettono alle comunità di mantenere il contatto con il patrimonio recuperato e trasferito». Poi le note dolenti: «L'Umbria ha un piano strategico di manutenzione programmatica, firmato da Giovanni Urbani, che risale al 1975 e non è stato mai attuato, ma che resta ancora attualissimo in un territorio fragile e ricchissimo come questo». Sicurezza e ricostruzione beni culturali E in questo senso il vescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, ha evidenziato che c'è «preoccupazione intorno alle modalità di ricostruzione perché ha detto il presule non possiamo rischiare di salvare pietre e mettere a rischio la sicurezza delle persone: pensate solo cosa sarebbe accaduto ha detto se il terremoto di Norcia del 30 ottobre invece che alle 7.40 si fosse verificato alle 11». Il tema è quello del come ricostruire alcune chiese, soprattutto quelle sgretolate dal sisma, le principali la basilica di San Benedetto e la chiesa di San Salvatore a Campi. In questo senso rassicurazioni sono arrivate dal segretario generale del Mibact: «Il tema della sicurezza e dei beni culturali viene qui talvolta posto in contrapposizione, ma non lo è perché ha evidenziato Di Francesco ci sono elementi, linee guida, esperienze, modalità di lavoro e casistica larghissima, tanto da farci dire, e io ne sono sicura, che la ricostruzione in sicurezza dei beni culturali e il rispetto dei valori artistici e storici delle singole chiese sono possibili». Laboratorio di restauro a San Salvatore Sulla prevenzione, poi Di Francesco ha detto che è «un tema che affrontiamo e affronteremo nel periodo di lavoro che ci attende, ma prevenzione vuol dire soprattutto cultura, non solo dei tecnici, ma di tutti gli italiani verso la propria chiesa, la propria casa e il proprio comune, affinché una politica sul patrimonio edilizio tutelato e non venga effettivamente realizzata». Sul deposito dei beni culturali il segretario generale del Mibact ha lodato l'esperienza di Spoleto, riconoscendo quanto affermato dalla presidente Catiuscia Marini, ossia che «l'immobile di Santo Chiodo, realizzato e allestito in tempi di pace, ha permesso di ridurre i tempi di messa in sicurezza del patrimonio culturale in tempi di guerra». La visita è poi proseguita a Norcia dove, precisamente a Campi sulle macerie della chiesa di San Salvatore, sorgerà il laboratorio di restauro, di cui avrà la direzione scientifica lo stesso Istituto superiore per la conservazione e restauro, che come spiegato dalla direttrice, l'architetto Gisella Capponi, «verrà allestito nella zona della navata di destra, sfruttando la tettoia realizzata per la copertura delle macerie».