Il ministro dei Beni culturali: questi temi restino fuori dalle trattative con le Regioni. Tra le urgenze emerse agli Stati generali sul paesaggio: servono persone, le amministrazioni regionali ritardatarie facciano i piani paesaggistici Il vento della politica soffia sul paesaggio. Doverosamente, perché i rappresentanti politici hanno il dovere di gestire in pubblico i processi ambientali e urbanistici che, se non controllati, devastano l'ambiente, le città, la vita collettiva a vantaggio di pochi. «I due referendum appena svolti (quelli in Veneto e Lombardia voluti dalla Lega Nord, Ndr) metteranno in moto trattative tra lo Stato e le Regioni sul federalismo differenziato. Paesaggio e beni culturali non possono entrare in questa trattativa: fanno parte del patrimonio complessivo della Nazione. È la mia opinione». Il ministro dei Beni e Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini dal palco degli Stati Generali del Paesaggio tenuti a Palazzo Altemps a Roma interviene su un tema che potrà accendere gli animi dei federalisti a oltranza e riscuote applausi dalla platea. D'altronde, nelle due giornate del consesso emerge con nettezza che autonomia dallo Stato non significa affatto una gestione migliore o più equa e la Sicilia viene ripetutamente evocata come prova finita male. «Nella prossima legislatura tutte le Regioni dovranno dotarsi del piano paesaggistico. Molte sono in inspiegabile ritardo e ho scritto più volte ai presidenti regionali», ricorda l'esponente del Governo. «Il Mibact si sostituisca alle Regioni dove queste non provvedano ai loro piani», esorta Salvatore Settis, l'accademico dei Lincei, archeologo e studioso che ha guidato una delle sessioni tematiche del convegno. Il sigillo del Governo e il diritto al paesaggio La politica si diceva. Che il premier Paolo Gentiloni sia venuto di persona, e abbia parlato di paesaggio, impegna questo Governo. Anche se ha il bollino di scadenza a breve. Impegna a che cosa? Ad accogliere la Carta nazionale del paesaggio che verrà redatta dalla sintesi di queste giornate nel cortile del palazzo nel mite e azzurro ottobre romano. Se il documento sarà pronto prima delle prossime elezioni, qualunque esecutivo verrà chiamato a tenerne conto. «Quanto detto entrerà nella Carta per il paesaggio. Prendo l'impegno a nome del Mibact di dare voce a quello che abbiamo sentito», proclama il sottosegretario ai Beni culturali e ideatrice del consesso Ilaria Borletti Buitoni. «L'emergenza è tale che solo un'inversione di rotta potrà salvare quello che è rimasto da salvare». Ed elabora un principio che porta la salvaguardia del paesaggio nella sfera di ogni cittadino: «Esiste un fondamentale diritto al paesaggio. La cultura del paesaggio può essere utile in questo momento con venti di disgregazione e di odio che rompono il senso di comunità». Fa eco a quanto riferisce da un'altra sessione di esperti l'archeologo e presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali Giuliano Volpe: «Vogliamo una tutela sociale del paesaggio, che si investa per una gestione dal basso perché i paesaggi violentati producono violenza, ma i divieti non bastano». Più persone (preparate) per Stato, Regioni e Comuni Tra tante urgenze che cosa emerge? Innanzi tutto che l'amministrazione pubblica (Stato, Regioni, Comuni) si impegni in modo deciso con molte più persone e che siano preparate. «Nessuna tutela è pensabile senza risorse umane, la pubblica amministrazione sia obbligata a un congruo investimento», esclama Settis. Sul punto Franceschini risponde: «Alcune cose sono state fatte. Nel concorso per 500 assunzioni, già fatto, quei 500 sono diventati 800 e nella legge di bilancio una norma permette di arrivare a 1.000, il massimo previsto. Questo permetterà, a chi si occupa di paesaggio, che su 270 posti vacanti in pianta organica da architetto 260 saranno coperti. Dopo le 1.000 assunzioni resteranno 180 posti vacanti. Abbiamo selezionato e dovremo proseguire, introducendo una ventata di innovazione nel Mibatc e nelle soprintendenze». Le emergenze di Barca e Carandini Si fa portavoce di altre emergenze l'economista e politico Fabrizio Barca: la gestione oculata dei paesaggi deve essere vissuta come risorsa economica insieme alle popolazioni locali; lo Stato crei un «dipartimento per la ricostruzione» poiché siamo terra di terremoti; va frenato l'esodo devastante dalle aree rurali; il ministero o chi per esso sintetizzi il poderoso, e innovativo, Rapporto sul paesaggio pubblicato in questa occasione affinché sia davvero a disposizione di chiunque voglia intervenire. E infine Andrea Carandini, archeologo, presidente del Fai- Fondo Ambiente Italiano invoca che a scuola si insegni la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico: «Un grande investimento culturale» senza il quale le migliori intenzioni rischiano di restare parole per chi sta crescendo ed erediterà il Paese.
Il Giornale dell'Arte
26 Ottobre 2017
ROMA-Franceschini: Paesaggio e beni culturali sono dello Stato
ST
Stefano Miliani
Il Giornale dell'Arte
Artista / Persona
Bene culturale
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