PIAZZA NICOLA AMORE. LETTERA DENUNCIA AL COMUNE, ALLA METROPOLITANA E ALLA SOPRINTENDENZA "LE attività di trivellazione nell'ultimo mese hanno raggiunto livelli insostenibili di intensità e durata, con vibrazioni molto prossime a un'attività sismica". Sos dei residenti di piazza Nicola Amore, circondati dal cantiere della metro linea 1, per il completamento della stazione Duomo. Ai piani alti dei "Quattro Palazzi" ormai sembra di trovarsi nell'epicentro di un terremoto, nonostante il vincolo "storico e artistico" a cui sono sottoposti quegli immobili. Ecco cosa scrive uno dei residenti del civico 14 in una lettera inviata a Comune, Soprintendenza e Metropolitana spa, società che sta realizzando la metro. Negli ultimi giorni c'è stata un'accelerata dei lavori, per terminare in tempo l'opera e non perdere i fondi. Il problema non sono solo i rumori continui, ma si lancia l'allarme per "recenti fessurazioni" nei palazzi: ossia vere e proprio lesioni. "Con quali danni alle strutture portanti?", si chiede nella lettera: "è lecito domandarvi anche alla luce di quanto accaduto alla Riviera di Chiaia". Il riferimento è al crollo del palazzo Guevara nel 2013. Chi scrive riferisce che "la violenza impressionante delle sollecitazioni determina ai piani alti sobbalzi continui". La domanda resta: "Con quali ripercussioni sulla stabilità e la sicurezza dell'edificio?". La paura si è impadronita di chi vive ai "Quattro Palazzi". E basta farsi un giro a piazza Nicola Amore per rendersi conto dell'incessante attività di scavo. Operai che affollano l'area. Trivelle alte metri che poggiano su mezzi cingolati e perforano il suolo a pieno ritmo. Il cantiere occupa quasi tutta la piazza, con la carreggiata per l'auto sempre più ristretta e lo spazio del marciapiede largo in alcuni punti meno di un metro. Negozi oscurati dalla grande opera e pedoni costretti a gimcane. "Mi rendo pienamente conto prosegue la lettera - dell'importanza dell'opera in corso di realizzazione ed è solo questa consapevolezza ad avermi trattenuto, finora, dal presentare un esposto alla Procura della Repubblica competente: ricordo le fattispecie previste dagli articoli 434 e 676 del codice penale". Ma ciò che più frustra il senso civico dei residenti è la scarsa informazione ricevuta: "Proprio la natura pubblica dell'opera si legge - avrebbe dovuto obbligarne il committente e la concessionaria a una seria e soprattutto preventiva attività di comunicazione alla cittadinanza dei disagi e dei rischi derivanti dall'intensificazione dei lavori in vista del traguardo parziale del 2019, per un cantiere aperto nel 2000. Non c'è stato nulla di tutto questo, se non un dialogo forzato con gli esercenti". La conclusione sfida "la retorica della partecipazione che accompagna le politiche pubbliche": "Le decisioni, se non debitamente comunicate e argomentate, sono percepite dai cittadini come mera violenza. Anzi "sono" mera violenza. Essere informato è un diritto del cittadino, al quale invece non rimane che la paura: per la propria incolumità, per il danno cui è esposto un bene primario come la propria casa. Per la messa a rischio della bellezza di un immobile di riconosciuto interesse storico-artistico, cruciale per la definizione dell'identità di Napoli, inimmaginabile senza i "Quattro Palazzi". Già perché la lettera ha tra i destinatari, oltre all'assessore alla Mobilità Mario Calabrese e al presidente di Metropolitana di Napoli Ennio Cascetta, anche il soprintendente Luciano Garella. Ma un giudice ha già riconosciuto in primo grado i danni subiti dal condominio per i lavori: giudizio che pende in appello. E ora alla luce di nuovi rumori e lesioni è facile prevedere ulteriori richieste di risarcimento.