Pubblichiamo in ritardo, scusandoci con l'autore, il contributo offerto da Giorgio Bonsanti al dibattito sulla decisione del direttore degli Uffizi Eike Schmidt di andare a dirigere il Kunsthistorisches Museum di Vienna alla conclusione del suo mandato a Firenze. Propongo una considerazione sulla vicenda del prossimo passaggio di Eike Schmidt dagli Uffizi al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Diversamente da alcuni pareri che si sono letti, non trovo niente di disdicevole nel comportamento di Schmidt. Ogni situazione deve essere valutata iuxta propria principia, e allora questa deve essere inquadrata nella nuova concezione dei Musei autonomi che è stata introdotta da Franceschini. Io personalmente non l'approvo per niente, ma questo è un altro discorso. Se si entra (ripeto, non si tratta di accettare, ma di capire) in quella logica, in cui i direttori sono assunti sul mercato (vedete, adopero anche la terminologia corrispondente) internazionale secondo bandi pubblicati di volta in volta, diventa del tutto normale che uno di essi agisca tenendo conto di criteri suoi personali. Si potranno ovviamente criticare, ma diventano fatti suoi. Allora, Schmidt vede il famoso pronunciamento del TAR che boccia alcune nomine analoghe (certo, all'origine stanno errori progettuali del MIBACT), e chissà che non succeda di nuovo; prende contatto con le realtà amministrative e gestionali del sistema italiano; paga le multe inflittegli dal Comune di Firenze per aver attivato gli altoparlanti del Loggiato degli Uffizi contro i bagarini; tiene conto di avere un contratto a termine, e di non avere garanzia ch'esso sarà rinnovato, e comunque non più di una volta; dopodiché gli arriva l'offerta di un Museo fra i più affascinanti del globo, che sta in una città dove si vive bene come Vienna. Ed è allora che Schmidt prende la sua decisione. Già qualcuno ha avanzato un paragone con la situazione degli allenatori di calcio; non per nulla quelli ritenuti vincenti sono contesi e vanno dove scelgono di andare. Il problema non è il comportamento di Schmidt, ma il nuovo modello dei Musei: adesso funzionano secondo questi parametri, e stiamo certi che vedremo altri casi come questo. Diciamo piuttosto che anche il reclutamento dei direttori dei Musei dovrebbe allora uniformarsi alle regole del calcio: nessuna Società potrebbe legittimamente e senza incorrere in penali reclutare un allenatore due anni prima della scadenza del suo contratto già in esistenza, certe cose si fanno nascostamente fin quando è il momento di portarle alla luce. Ma a suo modo è stato cosa onesta dirlo subito. Giorgio Bonsanti