Restituito lo storico reperto insieme ad altre preziose testimonianze. Decisiva l'azione svolta dai carabinieri dei beni culturali. Il frammento di mosaico è stato individuato nella collezione privata di una italiana residente negli Usa Un quadrato prezioso e colorato con il rosso carminio, il verde, l'ocra e il blu che animano un sontuoso decoro floreale. Ritrovato dai carabinieri dei beni culturali - che svolgono una azione straordinaria nel recupero dei reperti archeologici trafugati e non solo - nella collezione privata di una signora italiana da tempo residente a New York, tornerà presto a casa, nel museo delle Navi di Nemi, a una trentina di chilometri da Roma, un frammento di quello che fu il ponte di comando di una delle navi dell'imperatore Caligola. L'annuncio è stato dato dal ministro della cultura Dario Franceschini, sottolineando che gli Usa hanno restituito all'Italia anche altri reperti provenienti da scavi clandestini o furti avvenuti nel nostro paese. «Gli Stati Uniti d'America hanno restituito oggi all'Italia diversi beni archeologici provenienti da scavi clandestini o frutto di furti avvenuti nel nostro Paese - ha detto il ministro Franceschini - Grazie alla preziosa attività investigativa del comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale tutti saranno ricollocati nei luoghi di provenienza». La notizia è giunta nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta al Consolato Generale d'Italia di New York alla presenza, tra gli altri, di Karen Friedman Agnifilio, capo Assistente del Procuratore Distrettuale della Contea di New York e con la partecipazione dell'ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti, Armando Varricchi, e del comandante dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Fabrizio Parrulli. Le indagini e il ritrovamento In seguito alle indagini fatte dal comando dei carabinieri dei beni culturali, spiega ancora il ministro Franceschini, le autorità americane hanno restituito all'Italia, insieme al prezioso frammento di mosaico della nave di Caligola anche «due vasi a figure rosse del V-IV secolo avanti Cristo, monete, libri antichi e manoscritti». Il frammento di mosaico con serpentino e porfido, risalente al II secolo d.C., era stato rubato nel secondo dopoguerra dal Museo delle Navi Romane. I carabinieri lo hanno individuato e hanno fornito al Procuratore distrettuale di New York le prove necessarie al sequestro. Importanti anche gli altri tesori restituiti. Uno dei due vasi - un cratere apulo a figure rosse del 360 a. C., scavato di frodo dai tombaroli nel napoletano e poi esportato clandestinamente dl trafficante Giacomo Medici - era nella collezione del Metropolitan Museum di New York. L'anfora a figure rosse (V sec. ac) attribuita a Charmides, proviene invece da scavi clandestini in Puglia. Gli investigatori l'hanno identificata nel 2016 sul sito di una galleria d'arte di New York. Il piccolo mosaico e la sua importanza L'attenzione comunque è sul piccolo, importante, mosaico particolarmente prezioso perché dopo i lunghi secoli trascorsi sotto le acque del lago, i saccheggi, le dispersioni e poi anche l'incendio che sul finire della seconda guerra mondiale si accanì sul museo di Nemi, di quelle due favolose imbarcazioni di Caligola resta purtroppo abbastanza poco. Destinate secondo gli storici alle cerimonie religiose, le due navi dell'imperatore erano state costruite in piena grandeur, lunghe oltre 70 metri e ricoperte di marmi e di smalti, di ori e di bronzo. Il frammento testimonia la magnificenza del ponte di comando riservato all'imperatore, il cui pavimento come in una villa imperiale era ricoperto di superbi mosaici. Le navi dell'imperatore Avvistate già nel Rinascimento e poi oggetto nell'Ottocento di avventurose missioni con parziali recuperi di meraviglie quasi tutte andate disperse, le due navi di Caligola furono alla fine riportate alla luce tra il 1928 ed il 1932 da una faraonica campagna archeologica benedetta dal regime fascista di Mussolini, che per l'occasione autorizzò anche il parziale svuotamento del lago. Una volta tirate in secco le due imbarcazioni furono inizialmente messe al riparo in un hangar. Poi su progetto di Morpurgo (l'architetto che firmò la teca dell'Ara Pacis) venne realizzato il Museo delle Navi, inaugurato dal Duce nel 1940. Nel 1944 però un incendio che poi si rivelò doloso devastò il museo e distrusse entrambi gli scafi delle navi e il timone. Si salvarono solo alcune decorazioni e i reperti che qualche tempo prima, per prudenza erano stati portati a Roma. Le due navi furono poi ricostruite in scala 1 s 5 e i due modellini sono oggi esposti nel Museo, che parte del Polo Museale del Lazio. Intanto ai Castelli Romani c'è chi ancora spera di ritrovare nelle acque del lago una terza nave di Caligola, la più fastosa di tutte, descritta con ampiezza di particolari da Svetonio nelle sue Vite dei Cesari: «Dieci file di remi, la poppa brillante di gioielli, ampi bagni, gallerie e saloni, sempre rifornite di gran varietà di viti e di alberi da frutto». Una autentica meraviglia che secondo un architetto di Genzano sarebbe ancora sul fondo del lago. Anche se, finora, le ricerche non hanno mai dato esito positivo.
Corriere della Sera
20 Ottobre 2017
NEMI-Torna nel museo di Nemi il mosaico romano della nave di Caligola
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