Roma La storia d'Italia scorre anche lassù, a sedici metri da terra, subito sotto il soffitto a lacunari, cassettoni oro e azzurro che come un tetto celestiale chiude il gran salone dei Corazzieri, al Quirinale. In quel luogo, calpestando i marmi del prezioso pavimento "rubato" alle terme di Caracal-la e lavorato in stretta armonia coi disegni del soffitto, si diedero il cambio tante stagioni. La Roma del p ap a- re, che quel palazzo aveva voluto come residenza salubre estiva per sfuggire alla calura umida del Vaticano; quella breve e fugace di Napoleone che però lì non ha mai potuto metter piede; più tardi fu la "città proibita" dei Savoia, i regnanti che avevano sfrattato da quella che loro chiamavano con disprezzo la "casa dei preti" (riempiendola di mobili e suppellettili ri-mediatinelle regge minori d'Italia), l'ultimo legittimo inquilino "erede" d'un papato che l'aveva fatta costruire a fine Cinquecento. E, da ultimi, i presidenti eletti nell'Italia repubblicana. È stato per secoli, quel gran gioco di stucchi, dipinti e decorazioni del Quirinale, una sorta di spoil system artistico e iconografico (talora servile) per celebrare l'alternanza dei poteri. A ogni cambio di bandiera sui pennoni del palazzo, una mano di bianco agli affreschi precedenti e nuovi soggetti, nuove "ideologie" immortalati in parete. Quasi mezzo millennio attraverso simboli, affreschi, decorazioni e allegorie in quel palazzo in cima al Colle. Da oggi, e per sette mesi, lavori in corso. Udienze sospese in quella che era stata la sala Regia del papa, poi salone dei Marescialli coi francesi, infine salone dei Corazzieri per i Savoia e i successivi presidenti repubblicani. Da oggi per alcune settimane si alzano i ponteggi. Poi comincia il restauro (deciso l'anno scorso) che dovrà concludersi il 15 marzo 2006. Giusto in tempo per restituire agli ultimi due mesi di presidenza Ciampi il salone appena rinfrescato, riscoperto esattamente com'era all'inizio. «La sala regia ritroverà il suo aspetto di quattrocento anni or sono», ha annunciato Louis Godart, consigliere artistico del presidente, «quando la città eterna riscopriva l'amore della vita che aveva ispirato e fatto sognare i maestri del Rinascimento». Il piccolo cornicione del 1616 (opera di Tassi, Lanfranco, Saraceni e dei loro allievi), aggiunge l'architetto Franco Sapio - responsabile della conservazione degli immobili del Quirinale - il fregio che rappresentava figure e simboli della liturgia cattolica, «fu coperto nel 1812 da un più grande cornicione con emblemi napoleonici». La classica N e altri simboli imperiali. Quando due anni dopo nella reggia tornò il papa Pio VII lo fece subito ricoprire da un largo fregio di finto marmo, poco so tto i grandi affreschi che magnificavano la stagione missionaria e internazionale della Chiesa, i nuovi ambasciatori dall'Africa e dal Giappone, in un trionfo di allegorie e puttini ricoperti di pudiche mutande. Il salone «fu privato dell'ormai logoro parato in pelle e si decise di dipingerel'intera superfìcie delle pareti fino a terra. Il cornicione che oggi vediamo tutt'intorno al soffitto a cassettoni è ancora quello napoleonico. Tranne che per le metope ricoperte da un decoratore che nel 1814 raschiò gli emblemi francesi per sovrapporvi il fìnto marmo, ancora visibile», precisa Sapio. Ora si torna all'originaria immagine pensata dagli artisti del papa, calici, pissidi, tiare e quant'altro a decorare la stagione iniziale di quel palazzo. Più sotto resteranno i grandi emblemi dei Savoia, e gli stemmi delle quaran-tasei città italiane volute dai sovrani piemontesi, tuttora attuali. Quel salone è il cuore stesso del Quirinale, la casa degli italiani, come ama ricordare Carlo Azeglio Ciampi. Con una "cicatrice" ancora ben visibile davanti all'ingresso: la porta, sempre serrata, del carcere in cui tu rinchiuso Galileo, processato e condannato per eresia dagli in-quisitori di papa Paolo V e Urbano Vili. Perio-dicamente ritoccato, restaurato e trasformato in vetrina simbolica d'ogni potere presente, il salone ha subito il penultimo, impegnativo intervento durante il settennato Scalfaro, quando, con la consulenza di Gae Aulenti, le pareti furono ri-coperte con stuoie di pelle intrecciata (corame) blu notte. Poi ricoperte da successivi grandi arazzi per aumentare la luminosità del luogo. Adesso tocca a Carlo Azeglio Ciampi, bandiera indiscussa del laici-smo italiano, far ripristinare l'anima più antica del palazzo. Quella papale.
IL RESTAURO: comincia oggi il restauro del soffitto del salone dei Corazzieri al Quirinale
Il Quirinale, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica italiana, è stato oggetto di un intervento di restauro che coinvolgerà la sala Regia, che era stata utilizzata come salone dei Corazzieri dai Savoia e poi dai presidenti repubblicani. Il restauro, che dovrebbe concludersi entro il 15 marzo 2006, prevede la rimozione di decorazioni napoleoniche e la restituzione dell'aspetto originario del salone, che era stato pensato dal papa. Il progetto prevede la ripristinazione dell'originaria decorazione papale, compresi i calici, le pissidi e i tiari, e la conservazione degli emblemi dei Savoia e delle città italiane.
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