«Ho letto con preoccupazione di questa semplificazione delle autorizzazioni edilizie, perché non c'è dubbio che si tradurrà nell'ennesima ricaduta a favore di nuove aperture turistiche in città». Il direttore di Confartigianato veneziana, Gianni De Checchi, legge così l'entrata in vigore del decreto 31 del presidente della Repubblica, che ha introdotto una procedura semplificata per un ampio ventaglio di interventi edilizi, prima sottoposti tutti ad autorizzazione paesaggistica. Il parere della Soprintendenza e degli uffici comunali è ancora necessario, ma per una serie di interventi "minori" dovrà arrivare entro 20 giorni. Poi scatterà il silenzio assenso.In una città in costante moltiplicazione di bagni e fosse biologiche per nuove strutture ricettive o ristoranti, le corsie agevolate potrebbero trasformarsi in autostrade. Anche perché la definizione di quali interventi possano goderne, non è così certa e vi rientrano anche cambi di vetrine e condizionatori.«Il timore è comprensibile, trattandosi di Venezia», commenta la presidente dell'Ordine degli architetti di Venezia, Anna Buzzacchi, « ma il decreto 31 è una semplificazione che riguarda solo i casi minori di tutela paesaggistica, elementi come le grondaie, le tende su aree private, gli impianti, casi che possono ricadere sotto una autorizzazione paesaggistica semplificata. Quindi semplificazione, sulla quale il nostro giudizio è positivo, perché riguarda elementi che intasano gli uffici con autorizzazioni di routine, per le quali basta invece una buona prassi operativa: cambiano i tempi, non il sistema autorizzativo». Ma negli uffici della Soprintendenza c'è proprio il timore - a fronte di migliaia di pratiche ogni anno - di non riuscire a rientrare nei 20 giorni previsti dal decreto. Gli stessi che devono rispettare gli uffici dell'Edilizia privata per il loro parere: il rischio di deregulation diventa così un possibile effetto collaterale negativo, di un intervento di semplificazione atteso dagli addetti ai lavori e per stimolare l'attività di imprese di costruzioni e delle stesse ditte artigianali.«Anche noi architetti siamo preoccupati dal rischio di interpretazioni "fasulle" che possano creare un danno alla città», prosegue Buzzacchi, «per questo abbiamo già concordato con la Soprintendenza e il Comune sulla necessità di incontrarci, per entrare nel merito del decreto e definire quali siano i limiti di applicazione della procedura semplificata a Venezia, per la tutela centro storico e della gronda lagunare. Questo decreto non liberalizza, ma semplifica alcune procedure, fatto salvo il riferimento rispetto regolamenti comunali: quindi se il Comune regolamenta arredo urbano e insegne, il decreto 31 rispetta i regolamenti esistenti. Obiettivo è avere certezza sulle cose minori che possono rientrare nelle procedure giustamente snellite, con le buone prassi». (r.d.r.)
La Nuova Venezia
15 Ottobre 2017
VENEZIA - Architetti in campo contro i furbetti del cambio d'uso
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