Non finisce di stupire lo scavo archeologico di San Giovanni. Al mistero dei resti umani rinvenuti nella villa rustica romana (databile attorno al 100 a.C.), ecco che ne spunta un altro. Un'anfora vinaria Dressel 1, dal nome del noto archeologo Heinrich Dressel che per primo, nel 1899, studiò e classificò questi arcaici contenitori di terracotta rinvenuti su monte Testaccio, vicino a Porta Portese a Roma. Ma ciò che stupisce è il fatto che al suo interno è stata trovata una ciotola di vernice nera. Oggi l'anfora è stata recuperata a pezzi, causa la rovinosa caduta del tetto della villa rustica, investita dall'incendio che ne decretò la fine. «Ma la ciotola - dice Laura Pagliantini, direttrice dello scavo di San Giovanni - era contenuta al suo interno». Costruita così, dunque, visto che il collo delle anfore Dressel hanno la caratteristica di presentarsi allungate e l'apertura stretta. «Impossibile dunque che sia stato inserito in un secondo tempo - puntualizza ancora Franco Cambi, l'ideatore della campagna di scavo nel podere della famiglia Gasparri giunta quest'anno alla sesta edizione - E' uscita confezionata così dalla bottega del vasaio. Quale era il suo scopo? Perché si è pensato di arricchirla con la ciotola? Per adesso non è dato ancora sapere. Ma sarà oggetto di studio, quando si ritornerà nella nostra università di Siena e analizzeremo catalogandoli i reperti riportati alla luce quest'anno». Un interrogativo che si aggiunge all'altro, quello relativo ai resti umani. La provvisorietà della sepoltura del morto, la mancanza di altri indizi decisivi per capire se si tratta di uomo o donna, aggiungono domande alle domande. In attesa di risposte che arriveranno da Siena. Intanto ecco le certezze che emergono dallo scavo a ovest aperto quest'anno. «Abbiamo trovato intonaci di primo stile pompeiano - dice Laura Pagliantini - con pigmenti molto costosi che soltanto proprietari abbienti si potevano permettere. Poi un pavimento a mosaico e altri orci più piccoli per le granaglie. Infine stucchi decorati tra parete e soffitto (modanati). Il tutto ci fa pensare - conclude la direttrice - quale sia il livello di status dei padroni della tenuta che, quando da Roma venivano sull'Isola, volevano tutti i comfort possibili».