Da Italia Nostra e Sgarbi un esposto per fermare i lavori nel quartiere romano In via Ticino, a due passi dai villini liberty del quartiere Coppedè a Roma, un antico edificio degli anni '30 rischia di essere demolito tra pochi giorni. Al suo posto sorgerà un palazzo moderno: cinque piani e più di tremila metri cubi, per un totale di sette appartamenti di lusso che sarebbero già stati messi in vendita. È la modernità, bellezza, ma anche se le paratie del cantiere fanno presagire a lavori imminenti, l'associazione Italia Nostra, la Onlus che difende il patrimonio storico e artistico italiano, non si rassegna e da giorni si sta mobilitando per salvare l'edificio. "Non soltanto si demolisce un palazzo storico spiega Oreste Rutigliano, presidente di Italia Nostra ma se ne costruisce uno che non ha niente a che fare con lo stile del quartiere". Lo scorso 11 ottobre l'associazione, assieme a Vittorio Sgarbi, che con un video postato su Facebookha fatto sua la causa in difesa del palazzo, ha presentato un ricorso alla Procura di Roma, chiedendo al Comune e al ministero dei Beni Culturali ( Mibact) di bloccare i lavori. AL MOMENTO, quindi, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, l'organo periferico del Mibact che in certi casi può decidere la sospensione delle attività dei cantieri, resta in attesa di e- ventuali indicazioni dalla Procura. A tutelare gli edifici privati con più di settant'anni c'è il Codice Urbani del 2004, dal nome dell'allora ministro Giuliano Urbani, e le successive modifiche alla legge. Superati i settant'anni dalla costruzione, gli immobili privati vengono protetti a prescindere dal loro valore artistico e la loro demolizione è vincolata a una serie di autorizzazioni. I NUOVI proprietari dell'immobile di via Ticino, la NS Costruzioni delle famiglie Navarra e Sbordoni, che hanno acquistato l'edificio dalla congregazione di suore Ancelle Concezioniste del Divin Cuore, hanno ottenuto tutti i permessi necessari a far partire i lavori: una delibera del 2014 del Segretariato Regionale del Lazio, su parere delle Soprintendenze territoriali, ha dichiarato che il palazzo di via Ticino non ha "importante interesse artistico e storico". Dal canto suo, il Comune di Roma, sollecitato da Italia Nostra e da Sgarbi a intervenire, ha avviato una procedura di verifica sulla documentazione, ma assicura di non poter forzare in nessun modo il blocco dei lavori. D'altra parte, quando il progetto, a firma del presidente dell'Ordine degli Architetti di Roma Alessandro Ridolfi, aveva ottenuto l'autorizzazione, la Sovrintendenza Capitolina, l'ufficio comunale da non confondere con la Soprintendenza dipendente dal Mibact, non aveva dovuto rilasciare alcuna autorizzazione preventiva, perché l'edificio è fuori dalla Carta per la Qualità, una lista di aree definite dal Comune che godono di particolari tutele. LA DEMOLIZIONE, dunque, ci sarà. Dal punto di vista tecnico non sembrano esistere impedimenti, nonostante, secondo Rutigliano, l'abuso sia evidente: "Basta guardare le foto del palazzo e quelle del progetto per capire che sarà un graffio al quartiere". E ancora: "Il nuovo edificio è una irritante provocazione, gli abitanti della zona ci stanno chiedendo a gran voce di continuare la battaglia". Se i lavori fossero bloccati, però, gli enti coinvolti andrebbero probabilmente incontro a cause milionarie da parte dei nuovi proprietari, che, dal canto loro, hanno ottenuto tutti i requisiti per realizzare il progetto. La battaglia, quindi, è più che altro politica: "Si butta giù un palazzo storico dice Rutigliano e si costruiscono appartamenti per fare soldi: se questo è il messaggio che passa, aspettiamoci casi del genere in tutta Roma".