PASSEGGIANDO lungo la Regina viarum, l'Appia antica, i 6.112 nuovi abusi scoperti in tutta Roma dal dipartimento Urbanistica sembrano un nonnulla. Una minuzia, perché ai lati dei pietroni che lastricano balbettanti la consolare lo scempio assume proporzioni inquietanti. Perché qui, in un fazzoletto di verde stropicciato dal mattone selvaggio, negli anni sono piovute più di 8.000 domande di condono. Tanti ne ha contati l'ufficio di Rita Paris, responsabile dell'Appia per la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici della capitale. «Ci sono ville spuntate dal nulla spiega l'archeologa spesso a ridosso dei monumenti». Ma le armi di chi è deputato alla loro conservazione spesso sono spuntate. A fronte di centinaia e centinaia di pareri negativi rilasciati dalla Soprintendenza, infatti, sono gli uffici capitolini a essere in difetto. In assenza della chiusura del procedimento, gli abusi restano al loro posto. Intoccabili quando, invece, dovrebbero essere demoliti perché realizzati in un'area in cui non si concede più una licenza edilizia dal 1965. «L'Appia spiega con trasporto Paris è stata sfigurata. Alcune residenze private sono diventate location per matrimoni. Quello a cui si assiste nel Parco regionale è un abusivismo di arroganza, non certo di necessità». L'affronto alla bellezza dei resti dell'antica Roma è quotidiano: un vivaio si è trasformato prima in una serra, poi in un market e ora in un ristorante proprio davanti al mausoleo di Cecilia Metella. A minare l'area racchiusa tra l'Appia nuova e la via Ardeatina, poi, ci sono sfasciacarrozze, depositi giudiziari, impianti sportivi, piscine e sterminati parcheggi di roulotte. Gli abusi, insomma, qui sembrano avere vita propria: nascono, crescono, si trasformano in oltraggio. Ne risente l'occhio del turista, ne risentono pure i controlli dei guardiaparco e del ministero. «Noi proviamo a intervenire in ogni modo per sanare la piaga dell'abusivismo, ma il nostro lavoro non è facile», è costretta ad ammettere Rita Paris. Che poi entra nel merito: «Le nostre raccomandate tornano indietro, al telefono non risponde mai nessuno. Le ispezioni, anche solo per controllare lo stato di conservazione dei monumenti recintati dai privati, così diventano impossibili». Ora, trovato l'accordo con la procura e con l'ufficio Condono, manca solo una decisa sterzata del Campidoglio contro gli abusi.