«NON voglio il supermercato Cinque Terre»: il sindaco di Vernazza, Vincenzo Resasco, centrosinistra, ha fatto approvare dalla sua maggioranza in Comune dove siede anche l'ex presidente della Regione, Claudio Burlando, ma nella seduta in questione era assente una delibera con cui vieterà di fatto, a Vernazza, soprattutto, e a Corniglia, l'apertura di alcuni negozi. «Meno friggitorie e più osterie», è lo slogan di Resasco, e anche «Promuoviamo cucina tipica e dieta mediterranea, non cucina etnica o cinese», che è finito nel mirino dei comitati delle Cinque Terre additato come protezionista e filoleghista. Proprio Resasco, peraltro, ha appena assunto l'incarico di presidente reggente del Parco nazionale delle Cinque Terre, prendendo il testimone di Vittorio D'Alessandro, alla fine del suo mandato e di una prorogatio. E Resasco è indicato da alcuni come papabile futuro presidente del Parco Cinque Terre: la nomina spetta al presidente della Regione Giovanni Toti, centrodestra, ma la posizione sullo "sviluppo conservativo" del territorio di Resasco lo farebbe digerire al centrodestra. A insidiarlo, nella sfida al vertice, ci sarebbe Beppe Costa, presidente di Costa Edutainement, che tra l'altro gestisce l'Acquario di Genova. Sindaco Resasco, perché ce l'ha con le friggitorie? «Non ce l'ho con le friggitorie in genere, non banalizziamo. La delibera si aggancia al decreto Franceschini del 2016, che protegge i centri storici nei siti Unesco, come sono le Cinque Terre e com'è Vernazza. Non avere 35 friggitorie e take away in un borgo così piccolo, ma far gustare i nostri prodotti al turista è un paletto che ora occorre piantare». Numero chiuso sui sentieri, contingentamento degli accessi ai borghi: perché non le piacciono i turisti? «Mi piacciono, eccome, ma il turismo va gestito, non subìto. Questo territorio deve innanzitutto vivere, essere abitato, prima l'agricoltura, la pesca, i residenti, poi i turisti. Del resto, perché vengono qui i turisti? Per trovare il paesaggio terrazzato che l'agricoltura così ha creato, se lasciamo dilagare un turismo di consumo, e non imponiamo un tempo, lento, al turismo, che possa comprendere questo territorio, allora nel giro di qualche anno questo territorio sarà distrutto». Cosa dice la delibera che ha approvato? «Nei centri storici Unesco possono essere proibite alcune attività merceologiche. Già Venezia e Firenze lo hanno fatto. La delibera ci autorizza a fare regolamenti che studieremo con le associazioni di categoria e la soprintendenza, per tutelare i locali storici, le osterie che commercializzano prodotti locali di qualità: così il turismo sosterrà la nostra economia, consumando prodotti della nostra terra e del nostro mare. Il turismo deve diventare un investimento sul territorio». Sindaco, la sua maggioranza ha pure approvato una delibera per regolamentare i flussi dei turisti: si riapre la querelle sul numero chiuso alle Cinque Terre? «No, nessun numero chiuso. Il progetto, adesso, è quello di programmare alla partenza i flussi: ad esempio lavorando sui tour operator e sulle crociere». Come? «Sulle crociere vogliamo favorire le navi che approdano a Spezia, che preferiremo ai flussi di quelle che attraccano a Savona e Livorno, così la pressione sul territorio comincerà ad alleggerirsi. Vogliamo turisti residenti, stanziali, che stiano bene nel nostro territorio cui bisogna dedicare tempo e non si può consumare. La bellezza non va consumata». Come presidente reggente del Parco e tra i papabili successori a D'Alessandro governare i turisti è una sua priorità? «Sì: il parco ha bisogno di intervenire per sostenere l'agricoltura, la pesca, i residenti. La filosofia è quella di salvaguardare l'identità storica, l'economia del luogo e chi ci abita. Non voglio chiudere niente, io: ma far arrivare qui il turismo di qualità. Perché di troppo turismo si può anche morire». (michela bompani)