Dopo l'articolo sul New Yorker, Ruth Ben-Ghiat risponde ai critici italiani: "Il mio era un appello per mettere in guardia dal risorgere dell'estrema destra" «Non intendevo proporre di abbattere gli edifici fascisti in Italia, ma solo favorire una riflessione storica, affinche' il fascismo non possa ripresentarsi sotto una nuova forma, ora che in tutto il mondo c'e' un ritorno della destra». La storica della New York University Ruth Ben-Ghiat vuole chiarire la polemica che l'ha investita in Italia, dopo l'intervento pubblicato sul New Yorker in cui sollevava la questione dei monumenti fascisti rimasti nel nostro Paese. E' sbagliato prendere l'articolo come un invito ad abbatterli? «Conosco bene lâ'abitudine di commentare senza aver letto, ma non ho mai proposto di demolire questi edifici. Sarebbe assurdo. Il mio era un appello alla sensibilizzazione, lanciato mentre la destra risorge un po' ovunque, per riflettere su come interagire con questi edifici e con l'eredita' storica a cui sono legati». Negli Usa i monumenti contestati sono stati eretti dopo la Guerra Civile, per celebrare figure schiaviste, mentre in Italia sono sopravvissuti alla fine del fascismo. Riconosce la differenza? «Si', e l'articolo non fa un paragone con l'America. Non mi aspettavo la violenza degli attacchi personali, i commenti antisemiti e maschilisti, o quello di Giordano Bruno Guerri secondo cui sarei una signora in cerca di pubblicita' . La reazione massiccia pero' mi ha detto che ho toccato un nervo scoperto, e questa e' una strategia per evitare di confrontarsi con il punto vero dell'articolo. Non facevo neppure una critica architettonica o artistica, nà esprimevo un giudizio estetico: amo molto il razionalismo italiano, ho fatto la tesi del Master su Giuseppe Terragni. Non propongo di demolire quegli edifici e riconosco che sono belli. L'articolo poneva un problema di natura storica, non estetica, sulla memoria del fascismo, in un'epoca in cui la destra risorge ovunque. Un monito che parte dalla grave situazione in cui ci troviamo tutti, America ed Europa, visto il risultato elettorale in Germania, e un invito a fare attenzione». In Italia non c'e' stata una discussione approfondita sul fascismo? «L'Italia ha sempre avuto una sinistra forte e ci sono state discussioni approfondite, pero' l'articolo e' un monito per oggi. Questi edifici sono belli, ma e' sbagliato decontestualizzarli e guardarli solo come oggetti, non legati alla violenza fascista. In particolare ora che c'e' un impulso politico a valorizzare la destra, mentre l'antifascismo non ha quasi una eredita' monumentale visibile, nonostante sia il valore fondante della Repubblica. Questa e' stata anche la strategia negli Anni Novanta, quando Fini anno' al potere dicendo che Mussolini era stato un grande statista, e Berlusconi notava che non aveva ammazzato nessuno. Cosi' ha aperto la porta alla revisione. Non dico che gli italiani sono sempre fascisti. Peo' ora che i neonazisti sfilano in America, ed esiste una tendenza globale a rivalutare la destra, si dimentica la violenza codificata in questi edifici. Il Palazzo della Civilta' Italiana e' bello, ma ha incisa una frase presa dal discorso di Mussolini per l'invasione dell'Etiopia. Non sono edifici neutri». Senza la riflessione, l'Italia rischia un ritorno del fascismo? «Non il fascismo come allora, pero' la destra, l'autoritarismo, gli uomini forti, stanno emergendo in tutta Europa. Renzi aveva annunciato la candidatura di Roma alle Olimpiadi sotto il dipinto Apoteosi del Fascismo. Non credo che ci avesse pensato, ma questo e' un problema: la normalizzazione dell'eredita' fascista». Non dimostra invece che abbiamo superato il fascismo? «Dipende, si può vedere da entrambi i lati. La Casa del Fascio e'neutra, perche' dopo il 1945 sono state tolte le decorazioni; il Foro Italico no. Ma quando Laura Boldrini ha proposto di togliere l'obelisco con la scritta Dux e' stata travolta. Da un lato c'e' il superamento, e il razionalismo italiano e' stato il vostro modernismo, per forza maggiore sviluppato sotto la dittaura. Poi pero' c'e' un altro lato della questione, non altrettanto benevolo». Fini aveva liquidato il Msi e creato An. Non e' un fatto positivo? «Si' e no. Sono meno ottimista su questo. L'Italia e' stata il primo Paese europeo a portare al potere un partito di destra. Fini ha rinunciato all'antisemistismo, ma non al fascismo nella sua totalita'. La destra cambia. Non tornera' il fascismo di prima con gli squadristi, anche se a Charlottesville abbiamo visto di nuovo i teppisti. Il discorso quindi e' più' complesso». Il fascismo puo' tornare sotto una nuova forma in Italia? «Si', come sta succedendo dappertutto. In questo senso i gesti e i simboli sono importanti, perché' e' un problema di cultura». Dopo Charlottesville, Trump ha detto che c'erano buone persone da entrambe le parti. Un giudizio cosi' sarebbe possibile in Italia? «Siete stati pionieri anche qui. Violante, parlando dell'eredita' di Salo', disse che tutti erano stati patriottici. E' lo stesso ragionamento. I meccanismi della memoria sono cosi', una volta aperti e' difficile rimetterli nella scatola dell'oblio. Ritengo meno probabile oggi il ritorno del fascismo in Italia, ma non si sa mai. Se ad esempio M5S, o qualche altro gruppo populista crescera', non e' impossibile pensare che l'Italia prenda la strada di altri Paesi, come la Francia dove LePen scusa Vichy, o la Germania dove i neonazisti sono in Parlamento. Ma io conto sull'Italia, perche' penso che possiate essere il leader protettore della democrazia in Europa, proprio a causa del vostro passato».
La Stampa
13 Ottobre 2017
NEW YORK-La storica Usa: "Non ho mai proposto di abbattere i monumenti fascisti"
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Paolo Mastrolilli
La Stampa
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Bene culturale
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