Dal vicesindaco di Torino riceviamo quest'ampia illustrazione dei tentativi del Comune (con vittorie e sconfitte) di tutelare e riutilizzare la Cavallerizza reale, in replica ad alcune affermazioni contenute in un articolo scritto per eddyburg da Elisabetta Forni ed Emanuele Negro. Il futuro di uno straordinario complesso architettonico urbanistico, patrimonio mondiale dellâ'Unesco, come la Cavallerizza reale di Torino, merita senzâ'altro una riflessione ampia e approfondita, sia per le sue valenze storico artistiche, sia come possibile esempio innovativo di riuso e di riappropriazione pubblica di un bene culturale parzialmente in abbandono e destinato alla speculazione finanziaria. Purtroppo non sembra essere questo lâ'obiettivo dellâ'intervento di Elisabetta Forni e Emanuele Negro (eddyburg, 25 agosto 2017), ottimi esordienti di quello sport nazionale che vede giornalisti e commentatori addossare ai Cinque Stelle ogni nefandezza passata e futura, in termini di visione strategica, di pratica politica e di gestione amministrativa. In premessa del loro articolo, infatti, essi dichiarano di voler dimostrare con questo caso di studio che lâ'amministrazione della sindaca Chiara Appendino Ă espressione di una âpost ideologia pentastellataâ, ovvero di âneo liberismo mimetizzatoâ, estrapolando alcune considerazioni da un articolo ricco di spunti problematici, in parte anche condivisibili, di Maurizo Pagliassotti (il manifesto, 7 marzo 2017). Forni e Negro descrivono in modo corretto e dettagliato i processi che hanno portato prima allâ'abbandono e poi alla cartolarizzazione della Cavallerizza da parte delle amministrazioni di âcentro sinistraâ, che si sono succedute ininterrottamente alla guida di Torino da almeno un ventennio. Dopo di che denunciano una sostanziale continuitĂ della Giunta Appendino con queste politiche e profetizzano per la Cavallerizza un futuro di privatizzazione, di spezzettamento e di caduta nella mani di âdevelopers, forse locali o forse cinesi o del Quatarâ. Naturalmente chiunque Ă padrone di fare le analisi politiche e le previsioni che vuole, perĂ io vorrei riportare la questione ai dati reali e consegnare al dibattito quanto si sta facendo da parte dellâ'Amministrazione per rispettare il programma di mandato che recita: âInterruzione del processo di vendita della Cavallerizza Reale. Pianificazione del processo di riacquisizione dellâ'immobile al fine della trasformazione dello stesso, attraverso un processo partecipativo che coinvolga i cittadini, in polo culturale sotto il controllo pubblicoâ. La Cavallerizza Ă un complesso urbanistico architettonico consolidatosi tra fine XVII secolo e inizio XIX secolo, come sede di attivitĂ terziarie e di servizio per la zona di comando della citta, posto nel cuore di Torino, fra la centralissima piazza Castello, i Giardini reali, la sede storica dellâ'UniversitĂ e la mole Antonelliana. Copre una superficie territoriale di circa 23.000 metri quadri ed Ă organizzata su una serie di maniche che delimitano quattro corti, ampi spazi aperti e la straordinaria sala del maneggio con copertura a volta di circa 24 metri di luce e 15 di altezza. Dopo un lungo periodo di abbandono, a fronte dei processi di privatizzazione avviati dalla Giunta di Piero Fassino, nel 2014 un gruppo di cittadini che poi si costituirĂ in associazione âAssemblea Cavallerizza 14:45â, occupa una parte del bene proponendo una serie di iniziative che sollecitano lâ'attenzione sullâ'importanza storica del complesso, sulla necessitĂ della sua conservazione, evitando processi di frazionamento e di vendita ai privati, proponendo una gestione pubblica partecipata. A riscontro del grande interesse che tale iniziativa solleva nella cittadinanza torinese, una raccolta firme per sostenere la tutela e la decartolarizzazione del bene, raccoglie oltre 10.000 adesioni nel giro di pochi giorni. Sono organizzati momenti di dibattito pubblico, mostre dâ'arte, seminari con docenti del Politecnico e dellâ'UniversitĂ , si moltiplicano le prese di posizione di intellettuali di chiara fama. Lâ'impegno della restituzione alla fruizione pubblica del bene diventa programma della campagna elettorale dellâ'Appendino. Al momento dellâ'insediamento della nuova Giunta la disponibilitĂ del bene in capo alla CittĂ , su un totale di circa 43.000 metri quadri di superficie coperta, Ă limitata al Maneggio alfieriano (circa 1.200 mq) e al Maneggio chiablese, ristrutturato come sala conferenze e assegnato in comodato dâ'uso allâ'UniversitĂ . Il regime proprietario delle altre parti del bene Ă il seguente: la Corte dellâ'Accademia, la manica di via Verdi Ovest, il padiglione di scherma (circa 16.000 mq) sono di proprietĂ di Cassa Depositi e Prestiti Immobiliare (CDPI); la restante parte del complesso (manica del Mosca, âpagliereâ, ex Zecca, salone della guardie, circa 25.000 mq) Ă inserita nel fondo di Cartolarizzazione CittĂ di Torino (CCT). A fronte del pesante disallineamento del bilancio lasciato dalla precedente amministrazione, la Giunta non Ă in grado di stanziare le risorse necessarie alla decartolarizzazione del bene (circa 9 milioni per la riacquisizione e altri circa 50 per i lavori di restauro e messa in sicurezza), tuttavia ha promosso un processo partecipato per decidere il futuro del complesso come risorsa pubblica. Nel febbraio 2017 la CittĂ convoca unâ'assemblea aperta a tutti i cittadini con circa 150 partecipanti e piĂ di 40 interventi. A seguire sono istituiti una serie di tavoli di lavoro che coinvolgono a piĂ riprese i principali soggetti portatori di interesse (Teatro Stabile di Torino, Musei Reali, Archivio Storico, CDPI, Soprintendenza, Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario del Piemonte, EDISU, UniversitĂ degli Studi, Politecnico, CCT, Accademia delle Belle Arti, Museo del Cinema di Torino, Circoscrizione 1, Italia Nostra, ProNatura, Assemblea Cavallerizza 14:45). Nel corso di questi incontri si delinea via via un progetto di massima della destinazione dellâ'intero complesso, che prevede la creazione di un centro culturale di ricerca, sperimentazione, espressione delle arti performative, con prevalente destinazione ai giovani. Il progetto deve prevedere la permeabilitĂ dellâ'intero complesso al tessuto circostante, anche in relazione ai contigui Giardini reali alti, lâ'accessibilitĂ pubblica dei piani terreni e delle corti, attivitĂ ricettive e terziarie. Nel contempo, lâ'Amministrazione provvede ad una serie di piccoli, ma significativi interventi di manutenzione e di progressiva messa in sicurezza del bene, dalla sistemazione dei pluviali, alla verifica degli intonaci e alla rimozione di elementi potenzialmente pericolosi sulle facciate dei cortili, aperti al pubblico. In accordo con i Musei Reali, e attraverso lâ'utilizzo di fondi ministeriali, si avviano i lavori di restauro e di rifunzionalizzazione di importanti parti afferenti al bene, ossia i Giardini reali alti, il bastione fortificato (circa 1,3 km di lunghezza) ed i due corpi di guardia (i cosiddetti garittoni) che ne caratterizzano la struttura. Per definire le funzioni da inserire nei garittoni sono in corso interlocuzioni con la Soprintendenza, i Musei Reali e i cittadini che attualmente presidiano il bene, al fine di individuare una fruibilitĂ pubblica utile alla gestione complessiva dellâ'area. AttivitĂ , queste, che sono state oggetto di una relazione inviata alla rappresentante in Italia dellâ'Unesco, nonchĂ illustrate e dibattute nelle Commissioni del Consiglio Comunale e della Circoscrizione. La CittĂ sta anche concordando con CDPI un progetto, per la parte di sua proprietĂ , integrato con il disegno complessivo che si sta consolidando, per un ostello della gioventĂ, che potrebbe costituire un importante attrattore di giovani nellâ'area, con collocazioni di attivitĂ pubbliche ai piani terreni, e la cessione alla CittĂ della manica di collegamento nella prospettiva di realizzare uno spazio mostre e un accesso ai Giardini reali, di concerto con i Musei Reali. Per il Maneggio alfieriano, unica parte effettivamente nella disponibilitĂ della CittĂ , Ă in corso di elaborazione un progetto di destinazione e gestione per le arti performative, prodotto in modo partecipato da Assemblea 14:45 e dai cittadini che vorranno mettere a disposizione competenze e proposte, come da mozione dâ'indirizzo votata in Consiglio Comunale (25 settembre 2017), in attuazione delle norme sui âBeni Comuniâ. Si tratta di un tentativo, sicuramente ambizioso e innovativo, di elaborare un progetto di riqualificazione e gestione orientato con forza nella direzione del coinvolgimento della cittadinanza attiva, come descritto nella mozione e come ampiamente dibattuto in sede giuridica da piĂ di un decennio in Italia e in altre nazioni. Per le altre parti del complesso le possibilitĂ del riuso discendono da alcune prime indicazioni di massima elaborate da parte della CittĂ . Per le âpagliereâ Ă ipotizzata una funzione prevalentemente ricettiva e terziaria, destinata a residenze dâ'artista e laboratori. Per la âzeccaâ, attualmente nella disponibilitĂ delle Forze di polizia, Ă allo studio una destinazione a residenza universitaria, in dialogo con lâ'EDISU che utilizza gli spazi contigui di via Verdi. In conclusione lâ'Amministrazione Appendino sta definendo un percorso partecipato di riqualificazione e di gestione della Cavallerizza, finalizzato alla fruibilitĂ pubblica, in grado di farne un luogo culturalmente vivo, aperto alla sperimentazione, ai giovani, a tutti i cittadini. Si tratta di una visione di insieme nella quale trovano collocazione una serie di progetti coordinati che avranno tempi di realizzazione diversi, in relazione agli approfondimenti necessari ed alle risorse disponibili. Il futuro di Cavallerizza si inscrive dunque in un percorso non facile e neppure rapido, ma che Ă giĂ in corso e che lâ'Amministrazione ha intrapreso con la collaborazione e lâ'aiuto delle forze e dei saperi provenienti dai cittadini, nella convinzione di poter smentire il paradigma della privatizzazione come unica soluzione alle difficoltĂ di gestione pubblica del patrimonio.
Eddyburg
11 Ottobre 2017
TORINO-Il futuro della Cavallerizza di Torino
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Guido Montanari
Eddyburg
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