Caro Augias, lo scandalo universitario, finalmente venuto alla luce, presenta sfaccettature per dir cosà collaterali che meritano uguale attenzione. Per esempio le scelte del Miur relative ai corsi universitari di restauro avvengono al di fuori di qualsiasi meritocrazia e competenza. Esemplifico. I 26 corsi per la formazione dei restauratori (tra Università e Accademie) sono tutti diretti da persone che non hanno mai eseguito un restauro con le loro mani; il rappresentante scelto dal Miur per presiedere alla qualità di questi corsi à un docente non di restauro, ma di disegno, inoltre bocciato nella sua stessa materia allâ'ultimo concorso da Ordinario; i rappresentanti del Consiglio superiore dei BB.CC., cioà del massimo consesso chiamato a decidere su questioni conservative di interesse nazionale, sono archeologi e storici dellâ'arte che mai hanno fatto un restauro con le loro mani. Qui mi fermo, ma potrei continuare a lungo. Lei mi dirà : si faccia sentire, esponga, denunci. Lâ'ho fatto, ho scritto a chi di dovere ma non ho mai avuto da nessuno di loro nemmeno un cenno di risposta. Sarebbe la solita solfa, non ci fosse in gioco la formazione di chi nei prossimi decenni dovrà occuparsi della conservazione del pià importante patrimonio artistico dellâ'Occidente, il nostro. Bruno Zanardi Risposta di Augias. Ogni volta che conversando con persone competenti il discorso cade sulle scuole di restauro, il profano (cioà io) capisce che câ'à un gran pasticcio su unâ'attività nella quale bisognerebbe invece agire con la massima attenzione e solerzia. Anche perchà una volta, nemmeno troppi anni fa, non era cosÃ. Quando lâ'Istituto Centrale del Restauro era retto dal professor Giovanni Urbani, la sua fama era tale che arrivavano allievi da tutto il mondo per imparare a mantenere o riportare alla vita unâ'opera dâ'arte. Passione, competenza ma anche lâ'insegnamento di quellâ'abilità e pazienza manuali senza le quali non câ'à restauro ma pasticcio. Un episodio personale: una volta Urbani mi portà con sà sui ponteggi per il restauro della Sistina. Un avventuroso americano aveva lanciato lâ'allarme scrivendo che la stavano âscorticandoâ. Nulla di pià falso, il Capo restauratore Gianluigi Colalucci mostrà con quale delicatezza si stava invece procedendo alla ripulitura da secoli di fumi, umori, colle animali usate come vernici inquinamento aereo. Urbani accarezzava le pareti come se fossero la guancia di un bambino. ApprovÃ. La forzosa polemica poco dopo ebbe termine. Oggi i corsi per la formazione dei restauratori, tra quelli delle Università e quelli delle Accademie, sono poco meno di trenta. Tre di queste scuole, mi assicura una fonte competente, funzionano bene: le due scuole (Roma e Matera) dellâ'Istituto centrale del restauro, e lâ'Opificio delle pietre dure. Per il resto proliferano scuole di livello mediocre. Troppe, soprattutto. Non si capisce dove si trovi una tale quantità di validi insegnanti. Lâ'assurdo à che mentre i corsi aumentano, gli allievi diminuiscono. Ho chiesto al prof Zanardi i nomi dei destinatari che non hanno nemmeno risposto. Sono Francesca Dovetto, Carla Barbati, Giuliano Volpe. Le loro cariche (importanti) non contano. Inerzia burocratica li accomuna. Corrado Augias