Stop al regolamento sull'abusivismo edilizio di Bagheria. L'atto approvato a giugno dal Consiglio comunale, finito al centro della bufera che ha investito l'amministrazione grillina della cittadina alle porte di Palermo, viene pesantemente censurato dalla Regione. Con una diffida firmata da Carmelo Frittitta, il dirigente generale del dipartimento Urbanistica (che ha potere di vigilanza e controllo sull'attività dei Comuni), l'ente bagherese viene invitato a cancellare le parti del regolamento che sono ritenute contrarie alla legge. In particolare viene definito «fuorviante» e ai limiti della legittimità la norma per la quale si può concedere il diritto ad abitare la casa abusiva non solo a chi ha commesso l'illecito «ma anche ai parenti in linea retta, celibi o nubili, sposati e in unioni di fatto, nonché ai figli (parenti in linea retta), sposati o coppie di fatto, occupanti unità immobiliari autonome dello stesso fabbricato». Un diritto esteso, è scritto ancora nel documento della Regione, agli eredi. La Regione si è dotata di un parere dell'Avvocatura dello Stato che afferma che la legge regionale, su questo aspetto, «non può essere estesa con un'interpretazione analogica». E c'è il sospetto, contenuto in un esposto del coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli (uno dei quattro da cui trae le mosse la diffida), che questa norma possa favorire proprio il sindaco Patrizio Cinque, che vive in un'abitazione di famiglia all'interno della zona tutelata di Villa Serradifalco. La scorsa settimana il candidato governatore Giancarlo Cancelleri e il candidato premier Luigi Di Maio avevano affermato che la casa di Cinque «era stata sanata ». Ma la soprintendente ai Beni culturali di Palermo Maria Elena Volpes, interpellato da un giornalista della trasmissione "Piazzapulita", ha risposto così: «Noi non abbiamo dato alcuna sanatoria. Il padre del sindaco ha presentato una richiesta. Abbiamo scritto da molto tempo al Comune perché abbiamo bisogno che si esprima su alcune cose. Senza le risposte chieste al Comune non possiamo dare seguito all'istanza». La Regione sceglie il pugno duro. E lo fa nei confronti di tutte le amministrazioni dell'Isola. In una circolare partita ieri e inviata anche alle procure, ancora il dirigente generale Frittitta chiede ai sindaci di adempiere entro 60 giorni alla legge che prevede le demolizioni e le sanzioni pecunarie per gli abusivi, pena il commissariamento. «Da una verifica effettuata attraverso il nostro sistema informativo dice Frittitta ci risulta che un centinaio di Comuni non ha trasmesso i dati sulla repressione degli abusi». Ma è Bagheria il casus belli. La diffida del dipartimento Urbanistica della Regione porta la data del 19 settembre, dunque precede di un giorno la notizia della maxi-inchiesta della procura di Termini Imerese sul sindaco Cinque e su altri 16 fra amministratori e burocrati, che riguarda anche l'abusivismo. Cinque è indagato per rivelazione di atti d'ufficio e rifiuto di atti d'ufficio: sul suo capo pesa l'accusa di avere informato la sorella e il cognato (anche loro residenti in una casa abusiva) dell'avvio di un procedimento a loro carico, e di avere rallentato l'iter dell'istruttoria. Nelle intercettazioni su cui si fonda il provvedimento del gip, che ha disposto l'obbligo di firma per il primo cittadino, si sente Cinque criticare aspramente l'ex dirigente del settore Urbanistica Enzo Aiello, ai tempi responsabile della repressione degli abusi, per la decisione di applicare sanzioni troppo pesanti: «Sta dando ventimila euro a tutti, secondo me è una follia, perché non fai duemila, scusa? La vogliamo vedere questa cosa?», chiede Cinque al suo assessore Maria Laura Maggiore. L'intercettazione è del 30 aprile 2016. Ciò che in pochi conoscono è il seguito di questa storia: il 25 luglio dello stesso anno, meno di tre mesi dopo quelle parole, il sindaco avvierà un procedimento disciplinare nei confronti di Aiello, che sarà poi sospeso e trasferito ad altro incarico. L'ingegnere Aiello è stato anche denunciato con la motivazione ufficiale di non avere «ottemperato alle demolizioni» nel 2010 e nel 2016. La sospensione è stata poi revocata e si è in attesa di un giudizio di appello. E il dirigente che voleva multe «troppo care»? È finito alle dipendenze del geometra Onofrio Lisuzzo, indagato per ripetuti reati di turbativa d'asta, il "fedelissimo" di Cinque cui è stato inflitto il divieto di dimora a Bagheria. Una strana legge del contrappasso.