PARIGI. Nell'auditorium del Louvre scorre il video promozionale del nuovo Louvre Abu Dhabi che verrà inaugurato l'11 novembre: immersi nella luce e nei grandi spazi disegnati da Jean Nouvel, visitatori in abiti occidentali e alcuni con la tunica tradizionale, donne a capo scoperto e altre velate percorrono insieme le sale del primo «museo universale del mondo arabo». «Apertura, diversità, ambizione», dice la voce fuoricampo. La dimensione politica dell'operazione è sottolineata anche dal direttore del museo di Parigi, Jean-Luc Martinez , che parla di «una grande avventura innanzitutto per due Paesi, gli Emirati Arabi Uniti e la Francia», e di un'«occasione per ripensare che cos'è l'universalità, un'idea apparsa all'epoca dei Lumi e che ha un senso ancora oggi». Sull'isola di Saadiyat si potranno ammirare opere prestate dal Louvre e da altri 12 musei francesi, tra le quali il Ritratto di dama di Leonardo da Vinci o un autoritratto di Vincent Van Gogh, e molti pezzi che appartengono alle origini delle civiltà e delle religioni. «È innanzitutto un messaggio di tolleranza e di dialogo», insiste Mohamed Khalifa Al Moubarak, presidente dell'Authority per il turismo e la cultura di Abu Dhabi. È anche un grande affare per il Louvre, che solo per la concessione del nome fino al 2037 fa entrare nelle sue casse 400 milioni di euro. L'accordo trentennale stipulato del 2007 tra Parigi e l'emirato prevede che la Francia offra il suo savoir faire museale e organizzi esposizioni nella prima e per ora unica sede estera del Louvre, in cambio di un miliardo di euro. Per Abu Dhabi, la capitale degli Emirati, si tratta di giocare sul soft power proponendosi come meta di turismo culturale ad alto livello (aprirà anche una filiale del Guggenheim) mentre Dubai resta associata al lusso e alla finanza. «Completare questo progetto in soli 10 anni è un exploit dice il direttore Martinez e l'edificio di Nouvel diventerà senz'altro una delle immagini che segnano la nostra epoca, come è stato con la piramide di Ieoh Ming Pei qui accanto». Jean Nouvel sale sul palco per spiegare come ha concepito l'opera, ispirata alla struttura di una città araba, con una gigantesca cupola di 180 metri di diametro. «Io sono un architetto contestuale, le mie opere devono interagire e ispirarsi all'ambiente e alla cultura che le circondano. Quando sono stato incaricato del progetto sono andato sull'isola di Saadiyat e ho notato quattro elementi: c'erano sabbia, acqua, cielo e l'orizzonte. Ho cercato di rispettarli e di creare non solo un palazzo ma un luogo di incontro». Il Louvre Abu Dhabi è composto di una serie di 55 edifici bianchi ispirati alle medine arabe. La cupola sovrasta la maggior parte della città-museo ed è formata da otto strati. La concatenazione degli strati lascia passare i raggi del sole, «una pioggia di luce» dice Nouvel. «La cupola crea un micro-clima capace di abbassare la temperatura di 4 o 5 gradi, e grazie alla brezza marina si ha la sensazione di camminare sotto agli alberi». Accolto da non poche polemiche sulla «svendita» del marchio Louvre al momento dell'annuncio, 10 anni fa, il progetto si è consolidato e ha assunto un valore anche diplomatico in un'area oggi al centro delle tensioni mediorientali con il contrasto tra Qatar e Arabia Saudita. Il prossimo 11 novembre, all'inaugurazione, saranno presenti il presidente Emmanuel Macron e altri capi di Stato.