NEL discorso per la riapertura dell'università di Firenze (15 settembre 1944), egli raccontò che «negli anni pesanti e grigi nei quali si sentiva avvicinarsi la catastrofe facevo parte di un gruppo di amici che, non potendo sopportare l'afa morale delle città piene di falso tripudio e di funebri adunate coatte, fuggivamo ogni domenica a respirare su per i monti l'aria della libertà, e consolarci tra noi coll'amicizia, a ricercare in questi profili di orizzonti familiari il vero volto della patria». In questo gruppo si contavano, tra gli altri, anche Nello Rosselli, Alessandro Levi, Guido Calogero, Attilio Momigliano, Ugo Enrico Paoli, in qualche occasione Leone Ginzburg e lo stesso Croce. Era il vertice della cultura italiana: il meglio dell'Italia antifascista. Fu un'esperienza profondamente toccante, sul piano personale, culturale, politico: era forte la consapevolezza del valore civile del paesaggio e del patrimonio italiani. Era il territorio straordinario di questo Paese ad aver generato la civiltà: solo da lì era sperabile che essa si rigenerasse ancora, dopo il fascismo. E si sbaglierebbe a pensare che una simile densità culturale sia senza rapporto con l'efficacia normativa. Al contrario, l'articolo 9 è ancora uno strumento perfettamente efficiente, come dimostrano le parole di una recente sentenza del Consiglio di Stato (2014): «Come è noto, sotto il profilo costituzionale l'art. 9 Cost. introduce la tutela del "paesaggio" tra le disposizioni fondamentali. Il concetto non va però limitato al significato meramente estetico di "bellezza naturale" ma deve essere considerato come bene "primario" ed "assoluto", in quanto abbraccia l'insieme "dei valori inerenti il territorio" concernenti l'ambiente, l'eco-sistema ed i beni culturali che devono essere tutelati nel loro complesso, e non solamente nei singoli elementi che la compongono. Il paesaggio rappresenta un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse, pubblico o privato, e, quindi, deve essere anteposto alle esigenze urbanistico- edilizie». Se il paesaggio è dunque «un interesse prevalente » è perché tutelando il paesaggio si tutela, recita l'articolo 3 della Costituzione, il «pieno sviluppo della persona umana».