Per anni 3000 volumi del parroco ucciso dai boss sono rimasti chiusi negli scatoloni. Oggi il 24esimo anniversario del delitto Era piena di libri la casa di don Pino Puglisi, il piccolo grande parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia 24 anni fa. Testi di psicologia, di storia, di pedagogia, tantissimi testi di teologia. "Tremila volumi, forse anche di più", spiega Franco Puglisi, il fratello del sacerdote che la Chiesa ha fatto beato. Un patrimonio importante, che due anni dopo l'omicidio era stato trasferito al Seminario Arcivescovile, per essere messo al sicuro. E invece, adesso, si scopre che più di mille volumi sono andati dispersi. "Ne abbiamo censiti solo 1.349", spiega Maurizio Artale, il direttore del Centro Padre Nostro che in questi mesi ha realizzato una ricerca sulle sottolineature che Puglisi amava fare nei suoi libri. "Sono contrassegnati uno per uno con lo stampino apposto prima del trasloco verso il Seminario dalla cognata di don Pino. "Ex libris don Giuseppe Puglisi". Una catalogazione preziosa". Per molti anni quei libri sono rimasti chiusi negli scataloni, in un angolo del Seminario che poi fu danneggiato da pesanti infiltrazioni di acqua. Quando finalmente i testi vennero tirati fuori, molti erano danneggiati, anche in molto irreparabile, gli altri vennero dispersi fra i tantissimi scaffali della biblioteca del Seminario. Sistemati per argomento. "Molti testi non sappiamo dove siano finiti dice Franco Puglisi che peccato. Forse è venuto il momento di fare un fondo con i libri di mio fratello, per tutelare un patrimonio importante che testimonia quella che fu la sua vita, il suo impegno". Il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ricordare don Pino Puglisi L'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, è già al lavoro per realizzare un grande centro che possa raccogliere tutto il materiale riguardante il piccolo grande prete di Brancaccio che ha segnato una svolta nell'impegno della Chiesa contro le cosche. Le idee sono tante, presto dovrebbe partire un progetto. Ventiquattro anni dopo l'omicidio, meglio tardi che mai. Intanto, trecento libri di Puglisi, quelli che erano rimasti alla famiglia, sono tornati nella casa di piazza Anita Garibaldi, diventata un museo grazie al lavoro del Centro Padre Nostro. La casa è un altro pezzo di questa storia. Due anni dopo il delitto, i libri furono portati via in tutta fretta dall'appartamento perché l'Istituto autonomo case popolari, proprietario dell'immobile, aveva dato lo sfratto ai Puglisi. E anche in malo modo. Solo di recente, il Centro Padre Nostro ha riacquistato l'appartamento, che adesso è meta di migliaia di visitatori. "In quei libri c'è il percorso fatto da don Pino Puglisi, ci sono le sue priorità", spiega Maurizio Artale. Un tempo quei libri erano ovunque nel piccolo appartamento di quattro stanze che si trova fra corso dei Mille e via Messina Marine. "Mai visto coniugare così bene povertà e intelletto", disse il pubblico ministero Lorenzo Matassa durante la requisitoria del processo contro gli assassini del sacerdote. "Don Puglisi dormiva in una brandina; nell'appartamento ogni cosa era rivelatrice di una vita semplice, umile. Ma gli scaffali alle pareti, il corridoio, il pavimento, i tavoli erano cosparsi di libri. Volumi di livello altissimo. Sembrava, oltretutto, che non vi fosse più posto per leggere perché anche le sedie, le poltrone, erano a loro volta piene di libri". Uno dei testi più sottolineati si intitola "Vocazione cristiana e ministeri ecclesiali". Spiega Maurizio Artale: "Doveva averlo colpito in particolare una frase: "Un'impostazione pastorale di rinnovamento impone una tensione missionaria" ed una scelta preferenziale per i più bisognosi". E ancora: "Dal momento che il padrone del servizio cioè della diaconia è il bisogno, ogni comunità ecclesiale, a ogni livello, è chiamata a rivolgersi con maggiore urgenza, dove maggiore è il bisogno»". Ecco la rivoluzione semplice di Puglisi: "Non impongo le mie convinzioni, il mio stile, il mio progetto prosegue Artale ma mi metto in ascolto per comprendere quali necessità ha quella comunità". A Brancaccio non c'era una scuola media, non c'era un consultorio, non c'era la fognatura, non c'era uno spazio verde. E allora don Pino iniziò a scrivere alle istituzioni, insieme a Pino Martinez, del Comitato intercondominiale di via Hazon. Un'azione che ancora oggi fa andare su tutte le furie Totò Riina, il capo di Cosa nostra. Qualche anno fa, intercettato dai pm del processo Stato-mafia, diceva: "Ma tu fatti il parrino, pensa alle messe, lasciali stare... il territorio... il campo... la Chiesa... lo vedete cosa voleva fare? Tutte cose voleva fare iddu nel territorio... tutto voleva fare iddu, cose che non ci credete". L'impegno nel territorio, la vera antimafia, parola del capo della mafia. Nella piazza dove Puglisi fu ucciso, piazza Anita Garibaldi, stasera alle 21 si terrà una veglia presieduta dal presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti. Alle 18, in cattedrale, una messa celebrata dall'arcivescovo Corrado Lorefice. Stamattina, alle 10, gli studenti di alcune scuole di Palermo porteranno fiori sulla tomba di don Pino, in cattedrale. Per tutta la giornata si potrà visitare la Casa museo Don Puglisi, in piazza Anita Garibaldi 5, dove è stata da poco installata l'opera "Rinascere dal dolore" di Claudio Parmiggiani, commissionata dall'Associazione musei ecclesiastici italiani.
la Repubblica
15 Settembre 2017
Mille libri di don Puglisi spariti dal Seminario. Il fratello: "Subito un fondo per salvare i volumi rimasti"
SA
Salvo Palazzolo
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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