Il team europeo di SubCULTron manderà in acqua droni autonomi per studiare l'ecosistema sottomarino. Coinvolti tra gli altri la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, i due atenei della città e il Cnr Andrea Frollà Venezia patria dei pesci-robot: in campo l'eccellenza italiana Venezia si candida a essere la patria dei pesci-robot. Non è l'effetto della nomina di chissà quale strano concorso, ma di un progetto europeo finanziato con i fondi Horizon 2020 che vede in campo anche alcune eccellenze accademiche italiane e che si appresta a superare la fase di test. Il team di Fet subCULTron, costituito nel 2015, sta infatti per liberare nelle storiche acque della Serenissima un sciame di droni subacquei autonomi, che andranno a fare compagnia a cavallucci marini, anguille e altre specie per raccogliere dati ambientali e nuovi spunti sulla complessa interazione tra flora, fauna, industria, turismo ed ecologia nel mondo sottomarino della città. Lo sciame si compone di tre tipi di robot ispirati a diversi organismi naturali e dotati di funzionalità specifiche. Finalizzato ad un'autonomia di lungo termine, il sistema sfrutta la capacità dei droni di comunicare fra loro e adattare le proprie attività agli ambienti, pur continuando ad obbedire ai comandi degli operatori umani. La scelta del luogo sperimentale, spiegano i ricercatori, è stata dettata dalla complessità e dalla particolarità della laguna di Venezia, inserita dal 1987 fra i patrimoni mondiali dell'Unesco. Proprio l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la scienza e la cultura ha espresso nel 2016 la sua "profonda preoccupazione per la combinazione di sviluppi precedenti, trasformazioni in corso e progetti proposti, che rischiano di provocare un grave deterioramento dei sistemi ecologici e culturali della laguna e cambiamenti irreversibili nel rapporto complessivo tra la città e le sue acque". Un allarme a cui ha fatto seguito un incontro, andato in scena a inizio anno, fra la direttrice generale dell'Unesco, Irina Bokova, e il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, incentrato sulle misure necessarie per salvaguardare l'integrità del sito. In questo contesto le attività di ricerca come quelle di Fet subCULTron, che in questi giorni sta effettuando delle sperimentazioni pubbliche fra i canali veneziani, assumono un valore particolare e rappresentano una potenziale arma a disposizione della scienza, ma anche degli amministratori. Il gruppo che guida il progetto europeo include anche importanti realtà italiane. Sono infatti coinvolti l'Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che sta curando lo sviluppo dei sistemi cognitivi, e il Corila, consorzio composto dalle due Università di Venezia (Ca' Foscari e Iuav), l'Università di Padova, il Consiglio Nazionale delle Ricerche d'Italia (Cnr) e l'Istituto nazionale di oceanografia. Ma quello di subCULTRon non è il primo progetto hi-tech per le acque di Venezia che parla italiano. Lo scorso anno hanno fatto il loro debutto i Venus Swarm, i droni sviluppati dall'Enea a dall'Università di Roma Tor Vergata, pensati per proteggere Venezia dall'acqua alta e frutto di anni di studi nei laboratori di robotica. Dalla sorveglianza di piattaforme petrolifere, gasdotti e porti al supporto nella gestione dei flussi migratori in mare, passando per la salvaguardia della biodiversità il rilevamento di reperti archeologici, le applicazioni di questo tipo di tecnologie non mancano. E le acque dell'ex Repubblica marinara sembrano ben disposte a fungere da trampolino di lancio dei pesci 4.0.