C'è grande attesa per l'apertura del cantiere di restauro della Testa di Basilea, prevista per giovedì 14 settembre, alle ore 18, al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Dopo il successo del restauro del Cavaliere di Casa Marafioti, riportato alla bellezza originaria grazie al progetto Restituzioni ed esposto alle Gallerie d'Italia a Milano nel 2016, un altro importante reperto delle collezioni del MArRC sarà oggetto di un delicato intervento conservativo, grazie al mecenatismo per il patrimonio artistico nazionale di Intesa Sanpaolo. Il progetto Restituzioni, ideato e gestito da Intesa Sanpaolo sin dal 1989 in sinergia con il MiBACT, ha permesso, in quasi trent'anni di attività, di restituire alla collettività ben oltre 1000 opere d'arte e di divulgare gli esiti scientifici delle ricerche ad esse correlate. Grazie alla collaborazione istituita dalla Banca con Soprintendenze e Musei preposti alla tutela del patrimonio nazionale, l'edizione 2016-2018 di Restituzioni ha aperto sull'intera penisola ben 78 cantieri di restauro, per il recupero di un totale di circa 200 opere d'arte del nostro Paese. Da questo giovedì la Testa di Basilea sarà oggetto delle attenzioni del restauratore Giuseppe Mantella e del suo team, sotto la direzione dei lavori del Direttore del Museo Carmelo Malacrino, che ha siglato le indagini scientifiche assieme al professor Riccardo Di Cesare, dell'ateneo di Foggia. «Dopo i Bronzi di Riace e la Testa del Filosofo, con la quale fu ritrovata, la cosiddetta Testa di Basilea rappresenta certamente uno dei reperti più significativi ed enigmatici del Museo - afferma Malacrino. Siamo soddisfatti che un pezzo di tale rilievo storico e artistico, a tanti anni dalla sua scoperta, possa essere finalmente restaurato e che questa avvenga con il contributo di un ente privato già da tempo impegnato nella conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano». Rinvenuta nel 1969 in località Porticello (Villa San Giovanni), la Testa di Basilea deriva il suo appellativo dall'acquisizione del manufatto da parte dell'Antikenmuseum della città elvetica. L'opera fu poi restituita all'Italia, perché oggetto di un trafugamento illegale all'epoca della scoperta. La Testa, databile al V secolo a.C., doveva appartenere ad una statua di divinità o di un personaggio d'alto rango in età matura, già in età antica oggetto di un'intenzionale frammentazione per ricavare materiale da rifondere. La patina bronzea originaria ha subito una forte aggressione chimica a causa di un maldestro trattamento di pulitura con reattivi chimici aggressivi e dall'esecuzione di un calco, tanto da rendere difficoltosa ogni valutazione stilistica. Entusiasta il restauratore Giuseppe Mantella, che guiderà la squadra di cantiere: «Obiettivo del restauro sarà quello di verificare l'eventuale presenza di residui terrosi e calcarei, l'avanzamento dei fenomeni di mineralizzazione e l'estensione del degrado. Se tali processi non saranno arrestati, comporteranno inevitabilmente la riduzione del nucleo metallico e la conseguente perdita di materiale originario. Inoltre sarà anche l'occasione per verificare la presenza di microfratture e deformazioni che, aumentando la fragilità del manufatto, ne potrebbero compromettere la stabilità strutturale». Le attività saranno svolte con l'ausilio di strumentazione di ultima generazione e della tecnologia laser per la pulitura delle superfici, così come già sperimentato su manufatti della stessa natura presenti in museo.
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13 Settembre 2017
REGGIO CALABRIA-Beni culturali: Apre il cantiere di restauro della Testa di Basilea
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