GURU delle cosiddette "digital humanities" e cioè gli studi nati dall'incontro fra discipline umanistiche e informatiche , direttore del metaLAB dell'università di Harvard, ma anche ceo di Piaggio Fast Forward, il centro di ricerca che il gruppo Piaggio ha creato negli Usa, sarà Jeffrey Schnapp a inaugurare, martedì alle 19, il settembre del museo Marino Marini, col primo appuntamento di un ciclo, "What's next", pensato per riflettere sulle sfide del futuro. Ma non solo: in programma nelle prossime settimane ci sono anche incontri con i protagonisti dell'arte contemporanea in Italia (Angelo Crespi e Stefano Monti, il 15; Francesco Bonami e Sergio Risaliti, il 19, e Ludovico Pratesi con Arturo Galansino, il 28) e con i direttori di importanti musei (Gianfranco Maraniello del Mart, il 18, e Fabio Cavallucci del Pecci, il 25). Il tutto in attesa dei tanto rimandati e finalmente imminenti lavori di rifacimento dell'impianto di climatizzazione, che terranno chiuso il museo da ottobre a gennaio. Ne parliamo con la presidente, Patrizia Asproni. Più che come un museo in senso classico, il Marini sembra configurarsi sempre più come uno spazio di confronto sul contemporaneo. È così? «Credo che oggi un museo non possa più essere soltanto un luogo di conservazione e fruizione passiva. Fino al 2 ottobre continueremo a ospitare, nell'ambito della mostra Ytalia, le opere di Mimmo Paladino. Ma per me è importante che il Marini sia vissuto sempre più come una agora, uno spazio di confronto per i cittadini. Che devono sapere che qui succede sempre qualcosa. Firenze sta vivendo un momento di grande apertura verso il contemporaneo. Ed è in questo circolo virtuoso che vogliamo inserirci». A ottobre, però chiuderete. E anche ad agosto il museo è rimasto inaccessibile. «La chiusura estiva, così come in passato, è stata dovuta a esigenze di personale e al fatto che il museo, senza adeguata climatizzazione, raggiunge temperature insostenibili. Finalmente a ottobre partiranno i lavori, che ci obbligheranno a tenere chiuso per tre mesi, ma una volta finiti ci permetteranno di ripartire anche con le mostre, senza interruzioni. I ritardi burocratici ci hanno penalizzato, ma li abbiamo vissuti come una sfida, un'occasione per inventare cose nuove». Progetti per il futuro? «Nel 2018 festeggeremo i trent'anni del Marini con molte iniziative e una nuova illuminazione. L'incarico di visiting director di Dmitry Ozerkov, a cui avevamo affidato la programmazione espositiva per un anno, è stato posticipato proprio per questo». Avevate anche annunciato una mostra sui trent'anni di Camera con vista. Che non ci sarà. «No, perché il comitato delle celebrazioni ha scelto di puntare tutto sul cinema». Cosa è emerso dagli incontri con i direttori dei musei fatti finora? «Spesso, purtroppo, una forte solitudine, un'incapacità tutta italiana di mettersi in rete che penalizza fortemente il nostro campo. Anche per questo abbiamo deciso di proseguire su questa strada».