Il Centro Storico di Roma è il più grande Centro Storico del mondo: la recentissima approvazione da parte della Giunta della proposta di nuovo Regolamento del commercio offre l'occasione per analizzare la drammatica situazione in cui versa, di Silvano Curcio Professore Facoltà di Architettura Sapienza Università di Roma La recentissima approvazione da parte della Giunta della proposta di nuovo Regolamento del commercio nella città storica offre l'occasione per tentare una volta per tutte di analizzare la drammatica situazione in cui versa da tempo il Centro Storico di Roma con un approccio quanto più oggettivo e costruttivo, necessariamente distaccato dagli schieramenti di parte che spesso inquinano il dibattito. Premetto alcune indispensabili considerazioni per inquadrare la situazione. Il Centro Storico di Roma è il più grande Centro Storico del mondo: al proprio interno potrebbe contenere l'insieme dei Centri Storici delle più grandi città italiane. È una città nella città che ospita la più alta concentrazione al mondo di beni storici, artistici, archeologici e architettonici. È una città nella città che l'Unesco nel 1980 ha interamente dichiarato «Patrimonio dell'umanità». È un patrimonio che per la collettività umana, e non solo per i Romani, rappresenta un incomparabile valore culturale e sociale, giunto a noi in eredità attraverso quasi 3.000 anni di storia. Oggi è un patrimonio che l'umanità rischia di veder irrimediabilmente compromesso a causa di una vera e propria emergenza da «codice rosso»: una devastante situazione di degrado e illegalità che è fuori da ogni controllo e che si sta diffondendo con una velocità impressionante. Una situazione che non solo è assurta a caso quotidiano di cronaca e riprovazione attraverso i media italiani, ma è da tempo diventata l'oggetto di una vera e propria campagna di aspra denuncia anche a livello internazionale, al punto addirittura da invocare la stessa Unesco ad adottare un procedimento shock: l'esclusione del Centro Storico di Roma dal riconoscimento di «Patrimonio dell'umanità». Questa situazione drammaticamente emergenziale ha spinto il sottoscritto e i suoi studenti della Facoltà di Architettura-GPE della Sapienza a condurre il primo «Censimento-inchiesta sul degrado e l'illegalità del Centro Storico di Roma»: le risultanze di questa indagine sono impietose e rilevano per la prima volta sistematicamente il complesso delle diverse ma interagenti criticità che affliggono il Centro Storico. Ne richiamo soltanto alcune. L'assalto devastante di esercizi commerciali incompatibili con il contesto, che impropriamente, abusivamente o illegalmente si radicano e si diffondono senza alcun controllo: dai bazar di paccottiglia per turisti ai mini-market, fino alla tentacolare somministrazione «artigianale» (!) di cibi, bevande e alcolici, spesso controllata dalla malavita organizzata attraverso attività di ristorazione «mordi e fuggi», finte gallerie e librerie, pseudo circoli associativi, ecc. L'occupazione abusiva degli spazi pubblici da parte di dehors, tavolini, arredi commerciali, bancarelle suk e camion-bar, associata all'occupazione selvaggia di strade e piazze da parte di una movida sempre più invasiva e di un flusso ininterrotto non regolamentato di automezzi per carico-scarico merci e di bus turistici. Ed ancora: l'esponenziale diffusione di commercio e «servizi» ambulanti abusivi e aggressivi; l'impressionante proliferazione di bed breakfast non autorizzati; la speculazione edilizia e commerciale che insidia e soppianta i cinema e i teatri storici e gli esercizi di qualità. Il tutto in presenza di un sistema di traffico e mobilità assolutamente irrazionale e fuori controllo e di un irresponsabile sistema di raccolta dei rifiuti che ha trasformato monumenti, fontane, strade, vicoli e piazze in vere e proprie discariche a cielo aperto. Questa finora incontrastata situazione di degrado e illegalità del Centro Storico ha subito negli ultimi anni un'escalation impressionante, producendo effetti dirompenti che rischiano di diventare irreversibili: la condizione di non tutela per il suo immenso patrimonio di beni culturali; lo stravolgimento nel profondo del suo tessuto urbano e sociale; lo snaturamento delle sue storiche vocazioni e destinazioni d'uso; l'inesorabile processo di espulsione dei suoi abitanti (più di 25.000 residenti negli ultimi 10 anni). Questa situazione emergenziale non ha mai trovato adeguato riscontro - nè a livello percettivo, nè a livello operativo - da parte delle classi politiche che hanno amministrato la nostra città negli ultimi decenni e che, per diversi aspetti, ne sono state anche direttamente causa. Ora non è più possibile indugiare, ora è il momento di intervenire. Non certo con un mero e per molti versi limitato, inadeguato ed anche peggiorativo intervento tampone, come la proposta di nuovo Regolamento concepita dall'Assessorato al Commercio, ma dando prova responsabilmente di capacità «politica» e facendosi carico di un organico e tempestivo piano operativo di intervento che contempli l'effettivo ed efficace esercizio di un imprescindibile dovere istituzionale: il ripristino delle fondamentali condizioni di legalità, vivibilità, decoro e salvaguardia necessarie per tutelare e valorizzare il «Patrimonio dell'umanità» di più alto valore storico, sociale e culturale al mondo. Per far questo è indispensabile la volontà e la capacità politica di tentare di disinnescare il distorto e dissennato modello di sviluppo urbano del Centro Storico imperniato sulla sua mercificazione e sulla sua prostrazione agli interessi speculativi di lobbies sempre più agguerrite e di un turismo «mordi e fuggi» che non apporta adeguata ricchezza e qualità alla comunità romana. Per tentare di far questo e per favorire un nuovo e più equilibrato, compatibile e sostenibile modello di sviluppo, occorre la costituzione immediata di una task force incentrata su un nuovo Assessorato per la tutela del Centro Storico, in grado di fungere da subito quale cabina di indirizzo e di regia per attivare, coordinare e gestire politiche e azioni mirate, tempestive ed incisive per fronteggiare a tutto tondo questa situazione emergenziale, supplendo all'assenza totale ormai più che trentennale di una politica per la salvaguardia e la riqualificazione di questo immenso patrimonio. Solo in questa cornice potranno aver senso e possibilità di efficacia provvedimenti tecnici, sia pur mossi da buone intenzioni come la peraltro mal concepita proposta di nuovo Regolamento del commercio, che rischiano altrimenti di fallire sul nascere. In questa direzione, tuttavia, deve essere chiara e imprescindibile la volontà e la capacità politica di perseguire un principio fondamentale che la nostra stessa Costituzione sancisce: la salvaguardia e la corretta valorizzazione del patrimonio socio-culturale, di cui il Centro Storico di Roma è una delle più alte espressioni al mondo. Anteponendo fortemente questo principio superiore a qualsiasi altra forma di interesse economico e non. Prima che sia troppo tardi.