La firma dei finanziamenti tra il ministro e il primo cittadino delle Isole. Il complesso della millenaria Abbazia-Fortezza benedettina in condizioni di abbandono ma sulle Perle dell'Adriatico l'incuria regna anche su alcune spiagge. E nelle notti senza luna si ascolta il canto struggente delle rarissime diomedee ISOLE TREMITI - Il ministero dei Beni Culturali ha affidato al sindaco delle Tremiti, Antonio Fentini, venti milioni di euro di fondi eccezionali previsti dal 'Piano Stralcio Cultura e Turismo' per riqualificare l'arcipelago in provincia di Foggia che da anni versa in condizioni critiche. Per Dario Franceschini si tratta di "un intervento strategico". Per Fentini "questi finanziamenti serviranno per rendere attrattive le 'perle dell'Adriatico' tutto l'anno, e non solo i tre mesi dell'estate". Con questi soldi, insomma, si spera che tornino al loro antico splendore le Tremiti recentemente 'ferite' da un incendio che ha devastato il 25 per cento di macchia mediterranea. Poco meno di 500 residenti e decine di migliaia di turisti nel periodo estivo, il paradiso naturale dall'acqua turchese era stato scelto per le sue vacanze da Lucio Dalla, e là tra i tanti antifascisti deportati scontò il confino politico anche Sandro Pertini. È, inoltre, habitat delle rarissime diomedee evocatrici di antiche leggende. Nove milioni vanno a finanziare importanti opere sull'area portuale per consentire alle navi l'approdo anche quando il mare è mosso. Ma è soprattutto la millenaria abbazia benedettina a necessitare di urgenti ristrutturazioni: quasi 11 milioni saranno destinati alla messa in sicurezza e al restauro del complesso monumentale (il più importante su isole minori) oggi abbandonato a se stesso. Isole Tremiti, perle dell'adriatico tra degrado e incuria Condividi I PANNI STESI NELL'ANTICO CHIOSTRO Imponente e maestoso, il Santuario-Monastero-Fortezza arroccato sull'isolotto di San Nicola è da anni in totale stato di abbandono. I turisti che raggiungono l'antico chiostro, ad esempio, rimangono smarriti di fronte a uno stendino che, proprio al centro dell'area chiostrale, espone al sole i panni delle famiglie che occupano ("Alcune regolarmente, altre no" dice il sindaco), per le vacanze agostane, le cellette dei monaci. Le passerelle in metallo che collegano fra loro torri, fortificazioni, muraglie, ridotti, chiese e chiostri sono mezze sfondate, insidiose come trabocchetti per chi ci cammina. SCHEDE ELETTORALI ABBANDONATE NEL MONASTERO In uno stanzone buio e polveroso di uno dei rami del monastero benedettino si trovano abbandonati e ammucchiati alla rinfusa documenti riservati del Comune, registri, protocolli. E numerose schede elettorali: che ci fanno buttati a terra incustoditi quei documenti di passate elezioni provinciali? Visitando il complesso Abbazia-Monastero-Chiesa di San Nicola ci si imbatte in sporcizia un po' ovunque: escrementi di cani sul sagrato, odore di urina impregna le logge esterne del castello, rifiuti sparsi a terra, bombole arrugginite abbandonate. IL 'BEATO TOBIA' TRA CALCINACCI E INTONACI SCROSTATI Una volta all'interno della chiesa di Santa Maria a Mare la cui facciata in pietra bianca d'Istria pare accendersi nel pomeriggio quando il sole la punta, il degrado si è impadronito in modo particolare e chissà poi perché proprio lì della seconda cappella laterale sulla sinistra della navata centrale. Dalle pareti si staccano intonaci e calcinacci, due croci sono appoggiate una all'altra al muro in fondo, una tendina sporca e sgualcita copre l'urna reliquiaria vuota alle spalle dell'altare sul quale poggia traballante una statuetta della Madonna. Tremiti, Mibact: 20 milioni contro degrado. Franceschini: "Intervento strategico" Chiesa di Santa Maria a Mare Condividi Per terra, di lato, dimenticati in una cassa-sarcofago seminascosta nell'incavo della parete scrostata, i resti mummificati del 'Beato Tobia' riconoscibile grazie a un foglietto incollato con dattiloscritta la storia del suo secolare, e misterioso, soggiorno sull'isolotto dell'Adriatico. "In questa urna riposa il corpo del beato Tobia da Como, di lui poco o niente sappiamo.", si legge. Ma qualcuno doveva pur essere, quel Tobia da Como, se lo hanno fatto beato. E se il suo corpo ancora è conservato in una chiesa cattolica. NEL (PERICOLOSO) CANTIERE A CIELO APERTO DEL CASTELLO A protezione e difesa del Santuario, sorgono le imponenti Mura di Cinta ed il Torrione Angioino, di forma circolare, che fiancheggia l'entrata principale del Castello dei Badiali. Ma anche qui l'incuria è sovrana. L'interno della roccaforte è un cantiere a cielo aperto, pericolosissimo in quanto accessibile a tutti nonostante sia privo dei più elementari requisiti di sicurezza, come cartelli segnaletici che avvisino del pericolo, grate e barriere che impediscano l'accesso ai turisti negli antri più impervi e scivolosi. Infilarsi in cunicoli, tunnel, anfratti, grotte e gallerie del Castello è una avventura da Indiana Jones. Il pericolo è in agguato. Superata una vecchia griglia di ferro appoggiata traballante all'ingresso, si scende in un antro a metà tra una grotta e una caverna: polvere dappertutto, suppellettili e utensili abbandonati, immondizia, sporcizia, polvere, ragnatele. Si cammina a fatica su palchetti semicrollati e su un pavimento di terra reso scivoloso come il sapone dall'umidità. Con l'aiuto di una torcia elettrica si percorre un budello sotterraneo puntellato da una impalcatura anti crolli. Ai lati si aprono minacciosi profondi pozzi bui. Arrampicandosi su scale a pioli, si accede alle gallerie in penombra dietro alle feritoie dalle quali i monaci-soldati sparavano ai pirati. IMMONDIZIA NELLE SUGGESTIVE CALETTE Purtroppo, anche la natura risente del degrado e dell'incuria di cui sono vittima i monumenti artistici di inestimabile valore. Le pochissime spiagge, in particolare a Capraia, sono veri immondezzai, come ad esempio Cala Sorrentino e soprattutto Cala dei Turchi. Non si sa come e perché, sul picco di quest'isolotto deserto scelto dalle diomedee per i loro nidi è stata edificata semi abusivamente una casetta color giallino che rappresenta uno sfregio al colpo d'occhio. Come e chi l'ha costruita senza permessi in un tale paradiso incontaminato? Tremiti, Mibact: 20 milioni contro degrado. Franceschini: "Intervento strategico" L'architiello a Capraia Condividi LA STORIA, TRA MITO E LEGGENDA Già ai tempi dell'impero romano l'isola era adibita a colonia penale e a confino, tradizione perpetuata fino al secolo scorso quando prigionieri politici antifascisti, come il futuro presidente Sandro Pertini, scontarono qui la loro condanna. Ma la solitudine e l'incanto del luogo piacquero a varie comunità di monaci. E così dall'XI secolo si alternarono i Benedettini cassinesi, i Cistercensi (dal 1237 al 1313), e i canonici lateranensi dal 1413 sino alla fine del Cinquecento. Oggi gli isolotti delle Tremiti San Nicola, San Domino, Capraia (o Capperaia a seconda se si pensa alle capre o ai capperi) e il lontano scoglio di Pianosa fanno parte del Parco Nazionale del Gargano. Dal 1989 una porzione del suo territorio costituisce la Riserva naturale marina Isole Tremiti. Il mare di un colore turchese che ricorda (e forse talvolta supera) le trasparenze della Sardegna è l'attrazione turistica dell'isola, frequentata in estate da migliaia di turisti che ogni giorno sbarcano sull'isola provenienti dai porti di Termoli, Rodi Garganico e Vieste. IL SINDACO: "CHIEDIAMO DI USCIRE DALL'ENTE PARCO" Non è certo facile amministrare le Isole Tremiti, troppi enti se ne occupano e alla fine, come spesso accade quando la burocrazia si aggroviglia, non è chiaro chi deve fare che cosa. L'Abbazia-Fortezza, per fare un esempio, era del Demanio, ora è del Comune, ma non è di competenza del Mibact. A chi tocca dunque la manutenzione? Ora finalmente è intervenuto il Mibact con un finanziamento ad hoc, ma perchè tutto questo ritardo? Il rimpallo di responsabilità si insegue da anni con il risultato che è sotto gli occhi di tutti. Altro esempio, le spiagge immondezzaio: a chi tocca pulirle, all'Ente locale o all'Ente Parco? L'Isola di Pianosa, inoltre, è ancora contaminata da reperti bellici dell'Ultima Guerra: a chi spetta l'onere della bonifica? Nessuno lo sa, e ora il sindaco, Antonio Fentini, ha perso la pazienza. "È da anni che chiediamo al Parco Nazionale del Gargano la bonifica dai reperti bellici su Pianosa, ma non è mai stato fatto. Inutile farne parte, ho chiesto di uscire dall'Ente".
la Repubblica
7 Settembre 2017
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Tremiti, Mibact: 20 milioni contro degrado. Franceschini: "Intervento strategico"
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Alberto Custodero
la Repubblica
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Bene culturale
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