Possiamo difendere le opere d'arte dalle ingiurie del tempo, possiamo salvaguardarle dagli agenti atmosferici e possiamo perfino farle viaggiare in situazioni di relativa sicurezza. Ma non siamo in grado di difenderle da psicopatici e bulli che le assaltano all'improvviso. Molti si domandano se non sia il caso di piazzare copie al posto degli originali, soprattutto per le opere troppo esposte ai gesti inconsulti. I cavalli di San Marco sono copie, il Marco Aurelio e il David anche. Oggi la scannerizzazione tridimensionale delle sculture sostituendosi al vecchio calco in gesso offre l'opportunità di riprodurre fedelmente e a basso costo statue intere o parti di esse. Ma non è questo il punto. Non possiamo trasformare il mondo in una copia. Semmai si possono perfezionare le difese hi-tech (come sensori e laser) o fisiche. Un vetro infrangibile protegge oggi la Pietà di Michelangelo in San Pietro e vetri sottili e robusti tutelano l'incolumità dei quadri nella pinacoteca di Monaco di Baviera. Per mandare in frantumi questi vetri pare ci vogliano 17 colpi di martello, un tempo che si spera sufficiente per permettere ai custodi di intervenire. D'altro canto, custodi e poliziotti addestrati rappresentano un baluardo ai pericoli. Nel 1990 un pazzo entrò nel Rijk-smuseum di Amsterdam per imbrattare d'acido la "Ronda di notte" di Rtmbran-dt. Un custode reagì prontamente gettando un secchio di acqua gelida non contro l'attentatore bensì contro il quadrp, vanificando l'azione devastatrice dell'acido.