CALABRIA. L'ARCHEOLOGA CHE IMPEDÌ LA COSTRUZIONE DI UN VILLAGGIO NEL MIRINO DELLA SOVRINTENDENZA: "NON DEVE PIÙ LAVORARE" L'archeologa che con le sue denunce ha impedito che un villaggio turistico distruggesse l'area di Punta Scifo, preziosa baia ai piedi del tempio di Hera Lacinia a Crotone, non deve più lavorare. A ordinarlo, con tanto di formale direttiva, il sovrintendente dei beni culturali Mario Pagano, che per quella megalottizzazione abusiva rischia il processo. «Stanno cercando di farmi terra bruciata attorno. E questo solo perché ho denunciato», dice Margherita Corrado. Da oltre vent'anni fra le più stimate consulenti archeologiche del crotonese, Corrado «è incompatibile con qualsiasi lavoro, la cui vigilanza spetti a quest'ufficio» si legge nella direttiva del sovrintendente. Motivo? Una denuncia per diffamazione grave presentata da lui stesso contro l'archeologa, che per questo motivo non può «ricevere incarichi professionali che debbano essere conferiti o sottoposti a valutazione da questa Soprintendenza». Cosa abbia detto di tanto grave la donna, Pagano non lo spiega. Si limita a comunicare che «è in corso un procedimento penale di fronte alla procura di Torre Annunziata» dunque, con lui e il suo Ufficio, Corrado non deve avere nulla a che fare. «Questo per me significa smettere di lavorare dice l'esperta - Ad assegnare le consulenze per scavi o monitoraggi è direttamente la Sovrintendenza, oppure soggetti cui la Sovrintendenza imponga la supervisione archeologica per un determinato lavoro. Con questa direttiva, anche loro non potranno avere rapporti con me». Margherita Corrado non si capacita. «Immaginavo che ci potessero essere delle ritorsioni, ma non pensavo si arrivasse a tanto», mormora. Fu fra le prime ad accorgersi che a Punta Scifo, nei pressi dell'area archeologica, si lavorava per tirare su un resort, in barba ad ogni normativa e ai progetti presentati. L'impresa Scalise era stata autorizzata a costruirci un agriturismo, ma di coltivazioni lì non c'è mai stata traccia. Ruspe e betoniere hanno lavorato solo per costruire le piattaforme di cemento di 79 bungalow e una gigantesca piscina. «Un irreversibile stupro» per il gip che ha sequestrato il cantiere. Ma per lungo tempo gli enti preposti non se ne accorgono. Ambientalisti e archeologi invece sì. Fra loro Margherita Corrado è fra le più attive. Denuncia in procura e sui giornali lo scempio di punta Scifo, raccoglie atti e documenti, mette insieme e pubblica su internet un dossier da cui emergono connivenze, inerzie e miopie istituzionali. Incluse quelle di Pagano. Quando il Mibac, sollecitato da quattro diverse interrogazioni parlamentari gli chiede lumi, il sovrintendente si limita ad affermare che nulla si può fare perché «ormai i bungalow sono stati realizzati». Ma è una bugia, secondo la Procura. Che nel giro di qualche mese ha iscritto Pagano nel registro degli indagati. Lui si è sempre dichiarato «estraneo ai fatti», ma per i pm non è così. Per questo hanno chiesto il processo per il sovrintendente e altre cinque persone: gli imprenditori, il direttore dei lavori e due tecnici comunali. Nel frattempo però, chi ha permesso a quell'inchiesta di partire potrebbe essere costretta a smettere di lavorare.