IL DIRETTORE DEGLI UFFIZI HA ANNUNCIATO CHE TRA DUE ANNI LASCERÀ PER ANDARE A VIENNA «GLI Uffizi non sono solo Firenze, rappresentano l'immagine internazionale della cultura e del turismo nel nostro Paese e credo non si possano permettere di vivere 'a bagnomaria' per un anno e mezzo». Non usa affatto toni concilianti il sindaco Dario Nardella con Eike Schmidt, il direttore delle Gallerie degli Uffizi che ha deciso e in maniera singolare già annunciato di accettare l'incarico propostogli da governo austriaco di dirigere, da fine 2019, il museum Kunsthistorisches di Vienna. Preoccupato e irritato per i contraccolpi d'immagine della scelta, il sindaco avanza una precisa richiesta al ministro dei beni culturali Dario Franceschini: «Potrebbe a mio parere essere utile valutare di partire immediatamente con la procedura internazionale di selezione del nuovo direttore. Questo aspetto credo darebbe più forza alla prospettiva di lavoro, di medio lungo periodo, del piano di ampliamento degli Uffizi, nel quale il Mibact è impegnato». Idea che a quanto pare è già tra le riflessioni di queste ore al ministero e presto potrebbe essere annunciata. Del resto sia negli ambienti di governo che in Palazzo Vecchio la decisione di Schmidt ha lasciato tutti esterrefatti. Chi si è risentito, chi ha deciso di attaccare frontalmente come la senatrice Rosa Maria Di Giorgi. Tra i renziani e Schmidt non è mai del resto corso buon sangue. C'è chi sostiene che lo stesso ex premier Renzi non abbia gradito l'addio anticipato del direttore, secondo altri la cosa lo ha lasciato cinicamente indifferente. Ieri Nardella è uscito allo scoperto in maniera dura: «Non conosco gli aspetti del contratto tra Schmidt e il ministero ma mi auguro che il Mibact possa garantire l'assoluta assenza di vuoti tra la fine del mandato di Schmidt e il futuro, un passaggio di testimone che sia all'insegna della tempestività». Ancora in Comune non si danno spiegazioni esaustive dell'addio di Schmidt: il direttore ha spiegato che non lo hanno spinto motivi economici. Forse Schmidt è stato tirato per la giacchetta dal governo austriaco, che intendeva usare il colpaccio a fini propagandistici per l'imminente campagna elettorale? «Non voglio nemmeno credere che il direttore Schmidt voglia fare una polemica con il Mibact sulla riforma Franceschini, che funziona» dice il sindaco. A cui qualsiasi motivazione non basta comunque: «Sono preoccupato per il fatto che l'annuncio della partenza di Schmidt sia arrivato troppo in anticipo rispetto alla fine del suo percorso. È come se un allenatore di una grande squadra di calcio annunciasse il fatto di passare ad un'altra squadra a campionato appena iniziato, sapendo poi di doverlo affrontare tutto intero fino alla fine». Secondo Nardella «questo elemento può togliere autorevolezza a chi dirige questo museo, avendo davanti un orizzonte di prospettiva visto che gli Uffizi stanno affrontando progetti ambiziosi, tra tutti quello del raddoppio dello spazio espositivo con il piano Grandi Uffizi. Come sindaco ho il dovere di preoccuparmi della mia città e degli Uffizi, e quindi farò di tutto perché questo elemento di incertezza e debolezza possa essere superato. Mi aspetto che il direttore, e Schmidt me lo ha già assicurato in una telefonata, non solo prosegua la collaborazione positiva che c'è stata finora ma la rafforzi». Il direttore degli Uffizi ribatte così: «Do tutta la mia disponibilità, anche dopo il termine del mio mandato a novembre 2019, a garantire una transizione ottimale con il mio successore. E concordo pienamente con Nardella sul valore della riforma Franceschini». Andare via prima? Schmidt non ci pensa nemmeno: «Ma se adesso l'Italia volesse seguire il sistema germanico di selezione, cioè in largo anticipo, questo si può certo fare». Rischio indebolimento? «Non ho alcun timore, ci sono casi analoghi al mio al ministero». (e.f.)