La nona edizione della Summer school "Emilio Sereni", svoltasi nei giorni scorsi a Gattatico (nel Reggiano) e dedicata quest'anno a "Paesaggio, patrimonio culturale e turismo", ha parlato pugliese, non sono perché vi sono stati impegnati chi scrive e il collega Giuliano Volpe. I temi trattati hanno molto a che fare con la nostra regione, se si pone mente al fatto che il volume cui si sono ispirate molte ricerche paesaggistiche negli ultimi decenni, la Storia del paesaggio agrario italiano, di Sereni, che non trovò attenzioni presso altri grandi editori nazionali, venne pubblicato da Laterza nel 1961. Inoltre quasi cinquant'anni dopo, nel 2010, è ancora Laterza a pubblicare il Catalogo dei paesaggi rurali storici, volume rapidamente esaurito, di cui è auspicabile una ristampa; in Puglia viene approvato nel 2015 il primo piano paesaggistico territoriale italiano adeguato al Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004. Potremmo ricordare, inoltre, a pochi mesi dai 70 anni dall'entrata in vigore della Costituzione, che si deve ad un pugliese, al democristiano Aldo Moro, insieme al costituente comunista Concetto Marchesi, l'inserimento nella prima parte del testo dell'articolo 9, in cui si legge che la Repubblica, quindi non solo lo Stato centrale, "tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". Non è il caso di ricordare come il paesaggio, da fatto estetico, sia divenuto, nella percezione non solo degli studiosi e dei pianificatori più lungimiranti, ma di quote crescenti di popolazione, patrimonio culturale, testimone del lavoro degli uomini che nel corso di generazioni hanno modellato il territorio, per produrre cibo e ricavare risorse per la loro vita, preoccupandosi, parimenti, della sostenibilità delle loro azioni. E così abbiamo imparato a distinguere e ad apprezzare anche i nostri paesaggi agrari, non solo quelli della Costiera amalfitana, delle Cinque terre o della campagna toscana, e non solo, per venire alla Puglia, quelli della Valle d'Itria. Abbiamo imparato ad apprezzare il colore cangiante dei campi di grano durante le stagioni, la tessitura dei campi del Tavoliere visto da Rignano garganico, a cogliere la traccia del tratturo verde sulle colline, i pascoli pietrosi murgiani; a percepire i nostri terrazzamenti in abbandono nel Gargano meridionale, gli oliveti e i vigneti osservati da Castel del Monte, e quelli del Sud est barese e del Salento. Non possiamo però nasconderci che il territorio rurale pugliese è minacciato, non tanto dall'abbandono, quanto dallo sprawl urbano, dalla disseminazione di edifici nelle campagne, dall'esplosione delle città che diventano meno dense quante case vuote e immobili abbandonati nei vecchi perimetri urbani! - ma continuano a dilagare consumando suolo. La Puglia è al terzo posto in Italia nel periodo 2001-2011 hanno ricordato gli esperti dell'Istat nella graduatoria nazionale del consumo di suolo da sprawl. In una ricerca fatta per il Piano territoriale di coordinamento della provincia di Foggia anni fa documentammo come divorino voracemente suolo non solo i centri del Gargano o il Tavoliere centro-meridionale, in cui è compresa Foggia (in quest'ultimo caso si è passati da 990 ettari di superficie urbana a ben 6.200 ettari nei quarant'anni finali del secolo passato, mentre la popolazione è solo cresciuta meno del 25), ma anche i centri in abbandono deli Monti dauni. E dati analoghi relativi al Salento ha proposto Maddalena Tulanti in queste pagine. C'è un altro dato che ci ha molto colpito: dalle statistiche ministeriali, analizzate da Mauro Agnoletti, in Puglia risultano solo 353 aziende agrituristiche, in confronto delle 4.108 della Toscana, delle 3.098 della sola provincia di Bolzano, delle 653 dell'Abruzzo. Certo, la Puglia ha una superficie media aziendale più elevata di altre regioni e, in alcune sue aree, una minore densità di edifici rurali, una più bassa percezione dei valori paesaggistici, una minore sicurezza nelle campagne. Tuttavia crediamo si possa dire che i vantaggi della multifunzionalità in agricoltura non sono stati colti a sufficienza e che rimane una quota rilevantissima di edifici rurali di pregio abbandonati, pure in contesti caratterizzati da valori paesaggistici, dalla vicinanza al mare e dalla presenza di beni culturali diffusi (siti archeologici, castelli). Infine, un'ultima considerazione sul rapporto tra questo patrimonio inutilizzato, al pari di quello dei borghi storici, e il turismo. Anche quest'anno la Puglia sta registrando un boom di presenze turistiche, con incrementi in doppia cifra. Non siamo certi che questo trend possa durare a lungo, sapendo del suo carattere eccezionale, legato all'impraticabilità di molte mete mediterranee. Se, come è auspicabile, il trend sarà in crescita, sia pure con incrementi annuali inferiori, ma con un allungamento della stagione turistica, ricordiamoci che c'è un patrimonio edilizio inutilizzato nelle campagne e nei borghi che spesso distano pochi chilometri dal mare. Non abbiamo bisogno di nuove lottizzazioni e di mega villaggi turistici, ma di politiche orientate al recupero.