LA CURIOSITÀ FRA I RITROVAMENTI UN'ANFORA PROVENIENTE DA CORINTO LE ANFORE giacciono ora nel silenzio delle bacinelle di desalificazione. Il mare davanti alla basilica di San Nicola le ha custodite finora. Una in particolare risale al VI secolo avanti Cristo, proviene da Corinto, e «se la datazione dovesse essere confermata, si tratta della più antica ritrovata nei fondali baresi». L'ha rinvenuta Giacomo Disantarosa, docente di Archeologia dei paesaggi costieri all'Università di Bari, completando gli scavi della minicampagna ospitata in agosto in largo Abate Elia, nella Corte del catapano, condivisa dalla professoressa Donatella Nuzzo, docente di Archeologia cristiana e medievale, e con i loro studenti, in collaborazione con la soprintendenza. Uno scavo ampio 30 metri quadrati. Di anfore, in realtà, ne ha rinvenute decine e decine che arrivano fino al VII dopo Cristo, di produzione egeo-orientali e africane, destinate al trasporto del vino e delle salse di pesce, cui vanno aggiunti rari piatti in sigillata focese del V e VI secolo dopo Cristo. Molti pezzi sono in buono stato di conservazione, curiosamente appartenenti a diverse epoche e provenienze. «Una concentrazione che ci parla della frequentazione antica di Bari da porti diversi. Traiettorie da Corinto, Cipro, coste della Turchia ». Molto probabilmente ci troviamo di fronte a una discarica portuale, a un attracco a mare, proprio alle spalle della basilica, ovvero davanti a quello che era il Pretorio a essa preesistente. «Se il porto piccolo antico è dato sempre davanti a teatro Margherita per chiudersi a conchetta davanti al Fortino, questi ritrovamenti aprono perlomeno un altro scenario nuovo che presuppone la presenza di un attracco tardo antico per navi fatto di strutture lignee che dialogava con il Pretorio e con la terraferma». «Tra i rinvenimenti più interessanti ci sono un butto, un immondezzaio con resti di ceramiche da fuoco, carbone, scorie di metalli e di molluschi, il tutto attestante una probabile vita di cantiere degli operai. Allo strato tardo romano abbiamo dovuto fermarci perché il tempo a nostra disposizione era scaduto». La parola passa al laboratorio in cui lo studio sui materiali continuerà nei prossimi mesi, in attesa di proseguire l'anno prossimo.