Le fonti antiche ci raccontano che nella Roma imperiale c'erano più sculture che abitanti. Le statue stavano dappertutto, sui piedistalli, tra le colonne, nelle nicchie, sui fastigi di templi ed edifici pubblici. Chi allora avesse voluto danneggiarle non aveva che l'imbarazzo della scelta. Oggi le statue esposte al pubblico si sono drasticamente rarefatte, non così i mentecatti che amano prenderle di mira: periodicamente se ne trova qualcuno in circolazione, come è avvenuto l'altro giorno col Biancone di Firenze, e solo pochi anni fa con la Fontana dei Fiumi di Bernini in Piazza Navona a Roma. Come ci si difende? Il David di Michelangelo, ad esempio, fu tra le prime statue a venire rimossa dalla propria sede per essere ricoverata in un museo (le Gallerie dell'Accademia di Firenze). La rimozione avvenne a fine Ottocento ma non perché si temessero attentati: si temeva piuttosto il degrado fisico provocato dagli agenti atmosferici. Le stesse insidie invisibili che hanno consigliato di replicare il Marco Aurelio di Piazza del Campidoglio e altre legioni di statue del Duomo di Milano, di Pisa, di Siena che sono scese dai loro piedistalli e sostituite da copie portate al sicuro nei musei. Ma al sicuro da chi? Dagli agenti atmosferici, si intende, non dai folli e dai mentecatti che possono in ogni momento pagare il biglietto, entrare in un museo e prendere di mira il capolavoro. Purtroppo è accaduto spesso: la Venere di Velàzquez è stata presa coltellate (Madrid, 1910), la Gioconda di Leonardo a sassate (Parigi 1956), la Sant'Amia Melterza di Leonardo a fucilate (Londra, 1972). Per non parlare dell'acido gettato contro l'Altare Paumgartner di Diirer (Monaco di Baviera, 1988), la Danae di Rembrandt (San Pietroburgo, 1989) e la Rotula di Notte di Rembrandt (Amsterdam, 1990). E se proprio vogliamo rimanere nell'ambito delle statue, dobbiamo ricordare che la Pietà di Michelangelo venne presa a martellate mentre si trovava "al sicuro" dentro la Basilica di San Pietro (1972). Protezioni, transenne e maggior soiveglianza, possono aiutare molto. Ma anche la tecnologia. I calchi in gesso di ottocentesca memoria sono stati tra i primi strumenti di salvaguardia delle sculture. In caso dì bisogno essi rappresentavano i modelli da seguire per eventuali ricostruzioni parziali o totali di originali perduti. Così, un ruolo fondamentale hanno avuto quadri, incisioni e soprattutto le fotografie. Oggi la parola spetta al computer. Molte sculture vengono scannerizzate e riprodotte tridimensionalmente. Da questi modelli informatici è possibile ali 'occorrenza cavare copie parziali o totali. Un caso recentissimo è stato quello del Satiro Danzante di Mazara del Vallo. Qui la copia realizzata con materiale sintetico seguendo il modello 3D si è resa necessaria perché l'originale è stato spedito all'esposizione di Aichi in Giappone. Ma stiamo toccando un tasto delicato: far viaggiare i capolavori li espone a pericoli notevoli e imprevedibili. Forse più notevoli e imprevedibili di quelli che possono provocare i mentecatti notturni. MARCO CARMINATI