LA riapertura al pubblico, prevista a fine anno, di un Corridoio Vasariano svuotato dalla sua collezione di autoritratti. Il trasferimento, su un unico piano, dei quattro artisti-icona del Rinascimento Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Botticelli con annesso smantellamento delle attuali "Sale rosse" (che dovranno ospitare proprio i dipinti "sfrattati" dal Corridoio) e della stanza dedicata al Buonarroti inaugurata appena cinque anni fa. La battaglia contro code e bagarini, e la riforma della bigliettazione di Uffizi, Boboli e Palazzo Pitti, per cui è già prevista, dal 1 marzo, una differenziazione delle tariffe fra "alta" e "bassa" stagione. E i nuovi bandi di gara per i servizi aggiuntivi come ristorazione, biglietteria, prenotazioni e bookshop. Cosa succederà, adesso, ai grandi cambiamenti alcuni dei quali già intrapresi e portati a termine, altri in fieri, e altri ancora, invece, soltanto annunciati promessi dal primo direttore straniero del principale museo italiano? Secondo Schmidt, nulla. O meglio, tutto: «Finirò quello che ho iniziato, e altre cose sono in preparazione: insomma, quello che ho promesso sarà fatto, e inoltre ci sono nuove sorprese in arrivo», afferma, col piglio teutonico che i fiorentini, ormai, hanno imparato a riconoscere, grazie anche a un'assiduità mediatica significativa. Ma allora, perché pensare già alla ritirata? E, soprattutto, perché annunciarlo a soli due anni dall'insediamento e ad altrettanti dalla fine di un mandato per il quale lo stesso ministro Franceschini aveva aperto, esplicitamente, la prospettiva di un rinnovo? «Non volevo inchiodarmi a una poltrona, e del resto è proprio questo lo spirito della riforma: basta con i classici incarichi feudali italiani sine die. Per cui farò tutto con piacere, per poi intraprendere con altrettanto piacere questa nuova avventura». Lasciandone una che non sempre, finora, è andata come lo storico dell'arte di Friburgo probabilmente aveva sperato. Le difficoltà, dall'autunno di due anni fa, non sono mancate, le incomprensioni nemmeno. Basti pensare alla querelle col sindaco Dario Nardella della scorsa estate, quando, dopo aver diffuso con l'altoparlante messaggi «antibagarini » nel loggiato degli Uffizi, Schmidt si era visto recapitare una multa per violazione del codice della strada. O alla lettera inviata qualche mese fa da una delegazione di ricercatori e storici dell'arte che si lamentavano della sua gestione del museo. Il direttore, dal canto suo, promette di andarsene «senza rancore»: «Non sono stufo, ma anzi pieno di energia», dice. Ma nello stesso ambiente storico-artistico fiorentino non sono poche le voci da cui prende forma il ritratto di un manager stanco di avere a che fare con continue beghe burocratiche, demotivato dagli ostacoli e dalle polemiche, e attratto da un'offerta, quella del Kunsthistorisches, arrivata in modo quasi provvidenziale e particolarmente generosa fa trapelare qualcuno dal punto di vista economico. A preoccuparsi del destino degli Uffizi ribattezzati proprio da Schmidt "Galleria delle statue e delle pitture" è invece l'ex direttore Antonio Natali, andato in pensione esattamente un anno fa: «Mi auguro che, per buona grazia e per gentilezza intellettuale, il direttore adesso fermi le macchine», dice. «In questi due anni agli Uffizi sottolinea ha già intaccato molto di quello che era stato fatto in precedenza, progetti che erano stati decisi in accordo con la soprintendenza e le passate direzioni e dunque in continuità rispetto a una tradizione. Cosa succederà se chi prenderà il suo posto stravolgerà tutto nuovamente? Il rischio è che gli Uffizi appaiano come un elastico, che chiunque arrivi può tirare dalla parte che vuole senza tener conto del rispetto della storia».